Novità dalle Filippine

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San Fabian - Filippine, 7 Dicembre 2025
Festa della Vita e Benedizione nuova casa
 
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Con profonda gioia nel cuore desideriamo condividere con voi questo momento molto importante per la nostra famiglia qui nelle Filippine e in Asia!

Dopo quasi un anno e mezzo di intenso lavoro, siamo finalmente riusciti ad ultimare, per la maggior parte, la costruzione della nostra nuova casa, e così quest’anno abbiamo deciso di approfittare dell’occasione della nostra “Pyesta ng Buhay” (Festa della Vita) annuale per celebrare, insieme al nostro Arcivescovo Socrates e a tutti gli amici, la benedizione del luogo che nei prossimi anni accoglierà – speriamo – tante vite in cerca di risurrezione.

Nelle ultime settimane i lavori e i preparativi per rendere il luogo più bello e accogliente si sono fatti ancora più intensi. Ognuno di noi ha messo del suo – e anche qualcosa di più – perché tutto fosse impeccabile. Alla fine, davvero possiamo testimoniare che, come ci ha insegnato Madre Elvira – il lavoro fatto con il cuore e con amore è la prima accoglienza alla vita: infatti, il mattino presto prima dell’inizio della festa, contemplando la nostra fraternità, i nostri cuori potevano sperimentare davvero una sensazione di pace e di armonia.

Alcuni giorni prima, ci hanno raggiunto don Andrea dall’Italia e Albino dagli USA, poi i nostri carissimi amici Jimmy e Irene, insieme ad alcune famiglie provenienti da diversi paesi dell’Asia, desiderosi di conoscere da vicino la nostra realtà. Con loro abbiamo vissuto insieme in comunione di preghiera, amicizia e lavoro gli ultimi preparativi.

 
bDomenica pomeriggio intorno alle 14 hanno cominciato ad arrivare i primi invitati: tra questi, i nostri cari vicini, gli amici e collaboratori – tra cui Francis, Therese e Rodhora, membri della nostra Associazione locale – tanti benefattori, i lavoratori dell’impresa di costruzione – con i quali in questi mesi abbiamo intessuto delle belle amicizie – sacerdoti, suore, consacrati e missionari delle tante famiglie religiose e realtà cristiane della nostra Diocesi, i fratelli del Seminario Teologico, i quali ci hanno assistito e accompagnato nelle celebrazioni liturgiche.
Abbiamo letteralmente aperto le danze con alcuni gesti, che sono stati accolti con molto entusiasmo dai presenti, le testimonianze di alcuni nostri fratelli, seguite dalle parole del nostro don Andrea.
 
All’arrivo dell’Arcivescovo Socrates è iniziata la celebrazione Eucaristica, animata dal coro parrocchiale di San Fabian, i cui membri, insieme ad alcuni dei nostri fratelli, si sono resi disponibili a preparare i canti che hanno accompagnato la Santa Messa.
Nella sua bellissima e toccante omelia, “Bishop Soc” ha spezzato il pane della Parola di Dio, evidenziando come era già parte del disegno di Dio la presenza della nostra Comunità in questo luogo. Ha poi meditato sul significato della pace e dell’amore, entrambi frutti del Vangelo, per i quali bisogna saper lottare e sacrificarsi. Se ancora non abbiamo la pace è perché non sappiamo amare abbastanza. Una qualità di amore che sa essere esigente e chiamare le cose con il loro nome, proprio come impariamo a vivere in Comunità.
Alla conclusione, molto commovente il ringraziamento a noi e a tutta la Comunità Cenacolo per la nostra presenza qui. Ringraziamo l’Arcivescovo per le sue parole e per l’affetto con cui ci abbraccia e ci sostiene sempre.

Al termine della Santa Messa, l’Arcivescovo ha percorso la nostra nuova casa, benedicendone i locali.

cDopo un ultimo giro di gesti, il pomeriggio si è concluso con una cena a buffet con specialità italiane e filippine, che i nostri vicini e amici hanno contribuito a preparare nei giorni precedenti.

Ringraziamo il Signore nella sua grande bontà per averci voluto in questa terra, la Vergine Maria per la sua presenza materna, e i tanti, tanti amici che hanno contribuito e contribuiscono ogni giorno a questa bella storia!

 
La fraternità "Terra Promessa"
 

 

Leggi l'omelia dell'Arcivescovo Socrates

 

Omelia di S.E.R. Socrates B. Villegas, Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Lyngayen-Dagupan

 

Ogni Eucaristia è ringraziamento, ma questo pomeriggio abbiamo un motivo speciale per ringraziare il Signore, ed è la presenza della Comunità Cenacolo nell'Arcidiocesi di Lyngayen-Dagupan.
È stato il disegno di Dio. È stato il piano di Dio. E nel nostro tagalog diciamo: “may dahilan” (c’è una ragione) Ecco perché loro sono qui. Anche prima che Dio creasse il sole, la luna e le stelle, Dio sapeva già che il 7 dicembre 2025 questo evento avrebbe avuto luogo. Questo è il disegno di Dio.
Se il comando del Signore può essere riassunto in amore, anche il frutto della Parola del Signore può essere riassunto in una parola. E qual è? Pace.
Qui nella Comunità Cenacolo amiamo. E qui, nella Comunità Cenacolo, doniamo pace, viviamo la pace.
Il Vangelo e la Prima Lettura si completano a vicenda. Nella Prima Lettura, nella profezia di Isaia, si dice: la pace sarà più o meno così: il cobra e il bambino dormiranno insieme, l'orso e il cucciolo dormiranno insieme, il leone e un altro cucciolo dormiranno insieme. Ma questa non è ancora l'essenza della pace. Perché Isaia dice: quando il cobra e il bambino, quando il leone e il cucciolo, quando la capra e il leone dormiranno insieme, saranno tutti accuditi da un bambino. Questa è pace. Non l'abbiamo ancora visto, perché non abbiamo ancora amato abbastanza.
Se solo impareremo ad amare abbastanza, vedremo il leone e l'orso, il cobra e il bambino giacere insieme senza minacciarsi a vicenda, senza aver paura l'uno dell'altro, senza mangiarsi a vicenda.
Ma vivremo insieme in pace solo se vivremo insieme nell'amore. Perché? Perché non siamo in grado di raggiungere questo obiettivo? E poi entra in gioco San Giovanni Battista. Era un uomo di pace. Ma era un uomo dalla lingua di fuoco. Perché portare la pace richiede confronto. Il Vangelo, per sua stessa natura, è confronto. Il Vangelo è ben lungi dall'essere diplomatico. Per questo Giovanni Battista poteva dire: "Razza di vipere, ipocriti, sepolcri imbiancati".
Cosa significa, miei cari fratelli e sorelle? Dobbiamo essere operatori di pace, ma non dobbiamo aver paura di affrontare la violenza e lì proclamare il Vangelo. Dobbiamo essere uomini e donne di pace, ma non dobbiamo fuggire dalle dipendenze e dai vizi: lì dobbiamo portare il Vangelo. Dobbiamo essere uomini e donne di pace, ma non dobbiamo aver paura dei ladri e dei briganti, e dire ai ladri e ai briganti di restituire ciò che hanno rubato, perché altrimenti non saranno perdonati.
Dobbiamo essere uomini e donne di pace, ma dobbiamo dire all'assassino che non posso essere tuo amico se non ti allontani dalla tua furia omicida.
In altre parole, portare la pace richiede anche coraggio.
Non può esserci pace per il codardo.
Non può esserci pace per il timido.
Non può esserci pace per il tiepido.
Giovanni Battista lo insegna con la sua vita. Mentre Isaia dice: la pace saranno gli animali e i bambini che vivono insieme, Giovanni Battista dice: non può esserci pace se non sei disposto a sacrificarti, se non sei disposto a morire, se non sei pronto a difendere ciò che è giusto, il Signore, il Vangelo.
Ed è per questo che il Cenacolo è qui. Qui offriamo guarigione. Qui offriamo misericordia. Ma è una misericordia dura. È un amore duro. Qui non siamo tolleranti verso il male. Qui non siamo complici del crimine. Qui affrontiamo il peccato e chiamiamo il peccato, peccato, ma promettiamo al peccatore la misericordia di Dio. Qui affrontiamo la dipendenza e la chiamiamo col suo nome, ma promettiamo che Dio ci libera da tutto questo. Qui abbiamo visto i morti risorgere. Qui abbiamo visto persone confuse, scoraggiate, frustrate, deluse, depresse, ma che si sono sollevate grazie al Signore, perché hanno accettato la sfida del Vangelo: allontanarsi dal peccato perché il Regno di Dio è vicino. Oggi, miei cari fratelli e sorelle, mentre apriamo un nuovo capitolo della storia della Comunità Cenacolo nelle Filippine, diciamo: saremo operatori di pace. Ma ci schiereremo per il Signore. E anche se dovessimo morire per il Signore, siamo disposti a morire per il Signore. Perché non c'è pace per i timidi e i codardi. La pace può venire solo dalla conversione, dal cambiamento di cuore, dall'allontanamento dalle nostre vie malvagie e dalla sequela del Vangelo. Ringraziamo ancora una volta i fratelli e i sacerdoti della Comunità Cenacolo. Ringraziamo ora, anche se non sono qui, la Comunità di Saluzzo. E ringraziamo voi, miei cari fratelli e sorelle, per essere membri spirituali di questa Comunità.
La sfida è chiara: dobbiamo portare la pace. La sfida è chiara: la via per la pace è schierarsi dalla parte del Signore. Perché non può esserci pace senza il Signore, non può esserci pace senza pentimento. Perché la pace senza pentimento, la consolazione senza conversione è solo grazia a buon mercato. E questa fraternità del Cenacolo non può essere una fraternità di grazie a buon mercato.
È un luogo di grazia. È un luogo di benedizione. Ma è prima di tutto un luogo di conversione. Incontrare il Signore con le nostre dipendenze e poi ricevere una libertà nuova. Incontrare il Signore nei nostri peccati e poi ricevere una vita nuova. Incontrare il Signore, anche se siamo morti, ma abbiamo ricevuto una nuova vita: la vita della Pasqua, la vita della Resurrezione.
Nelle tenebre abbiamo la luce, perché la Comunità del Cenacolo è qui. Grazie, cari fratelli.
Non so come ringraziarvi, ecco perché offro questa Messa per chiedere a Gesù di completare ciò che manca alla nostra gratitudine per la vostra venuta qui.

 

BENEDIZIONE DELLA NUOVA CASA NELLE FILIPPINE

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