Kyle


kyleMi chiamo Kyle e ho ventinove anni. Sono nato a Madrid, in Spagna, ma quando avevo circa sette anni ci siamo trasferiti a Philadelphia, negli Stati Uniti, dove sono vissuto. Sono cresciuto in una bella famiglia, in un ambiente equilibrato e pieno di amore. I miei genitori mi hanno sempre insegnato a discernere il bene dal male. Hanno fatto il meglio con quello che avevano e non mi hanno deluso in nessun modo. Quando avevo quindici anni insieme a mio fratello più grande, che consideravo uno dei miei migliori amici, giravamo con i gruppi “hippie” e “punk”. Quasi tutti usavano le droghe, e così ho iniziato anch’io. Mentre alcuni si accontentavano con poco, io volevo provare sempre di più. Sono diventato fisicamente dipendente dai farmaci oppiacei ed ero costantemente “fuso”. I miei genitori e i miei fratelli hanno sempre cercato di aiutarmi, ma mi illudevo di avere tutto sotto controllo. Quando mio fratello ha iniziato l’università sono andato a vivere con lui ed ero per la prima volta indipendente in una città grande come Philadelphia. Ero totalmente fuori controllo, spacciavo e maneggiavo droga, girando con gente che faceva cose molto brutte. Quando avevo circa ventidue anni ho iniziato con l’eroina e tutto è peggiorato. Sono andato in otto o nove centri di riabilitazione, in carcere, e poi sotto libertà vigilata per circa sette anni. Nonostante ciò, mi sono risvegliato più volte in ospedale per overdose. In tutto questo tempo la mia famiglia non ha mai perso la speranza: anche se li facevo soffrire e li ho delusi tante volte, mi hanno sempre aiutato e speravano ancora in me, ma io non credevo più nella possibilità di una vita diversa. Dopo aver fallito tante volte, ho iniziato a perdere la speranza e pensavo che sarei rimasto dipendente dall’eroina per sempre. Mi rendevo conto che gli Stati Uniti non erano il posto migliore per me e sono riuscito a trasferirmi in Spagna, vivendo con un amico a Madrid. Dopo poco, però, ho ricominciato con l’eroina rubando a tutti e le cose sono peggiorate velocemente. Una zia che vive a Madrid ha cercato di aiutarmi; lei conosceva Juan Garcia, un “ex” della Comunità Cenacolo. È incredibile perché mia zia non è credente e non va a Messa, ma ha semplicemente deciso di parlare di me a un collega, anche se di solito non parlava mai della sua vita privata. Sono tanto grato a lei per la spinta che mi ha dato. Juan è riuscito a farmi entrare in Comunità velocemente, sapendo che ero proprio in fondo al tunnel, senza speranza di sopravvivere ancora a lungo. All’inizio era un grande shock per me, perché non avevo mai fatto parte di una realtà che c’entrasse con la fede e mi sentivo fuori posto. Però, la consapevolezza di aver fallito tante volte e di essere nei guai, mi ha aiutato ad accogliere la situazione. È stata una grande spinta positiva per me vedere dei ragazzi interessati ad aiutarmi senza chiedermi niente in cambio, e il tempo è “volato”. Oggi mi sento sano spiritualmente, fisicamente e mentalmente, un vero miracolo! L’amore che ho sentito qua mi ha cambiato profondamente. Ai miei familiari e amici non credenti racconto tutto della Comunità e loro ne sono felici. La mia vita non è mai stata così “piena” e anche la mia famiglia è cresciuta camminando con me nell’amore e spiritualmente. Imparare ad essere trasparente e sincero, a mettere amore in tutte le piccole cose che faccio, è l’esperienza più bella che io abbia mai vissuto. Anche se a volte non sento ancora la presenza di Dio come gli altri fratelli, perché non l’avevo mai conosciuto prima, vedo tutto il bene che viene dalla fede e dalla preghiera. Una delle cose più importanti che ho imparato è il prendere del tempo ogni giorno per ringraziare Dio, per riflettere su quello che ho vissuto e per vedere dove posso migliorare. Non posso spiegare la gratitudine che sento verso il Cenacolo: mi ha ridonato tutto e vorrei tanto poter restituire quello che ho ricevuto.