65 anni dal primo Sì

Saluzzo, 7 e 8 marzo 2021

L’8 marzo 1956 una semplice giovane donna di 19 anni, con la chiarezza di chi non scende a patti con la propria coscienza, lasciava la propria famiglia e si fidava del progetto di Dio per la sua vita, salendo su un treno alle 5 del mattino per giungere in tempo nel convento delle Suore della Carità di Borgaro Torinese, dove in quel giorno si aprivano le porte a tutte le nuove postulanti.

donne 1Mamma Concetta l’aveva sentita e l’aveva seguita fino alla stazione quasi per fermarla, perchè Rita, la futura suor Elvira, era una ragazza luminosa e servizievole e, con papà Antonio che aveva il vizio di bere e la famiglia numerosa, la sua presenza in casa era un dono.
La mamma l’aveva raggiunta e Rita le aveva detto: “Non ti preoccupare io sono felice”.

Quando Elvira ci raccontava quell’episodio si vedeva che era dispiaciuta di non aver capito, in quel momento, il dolore di sua madre, ma poi aggiungeva:  “Io non sapevo neanche che cosa volesse dire “farsi suora”, sentivo solo nel cuore una gioia, un’amore per tutti che non riuscivo a contenere”.

Con quel primo sì, la giovane Agnese, poi divenuta suor Elvira, ha costruito una casa fondata sulla roccia della fiducia e della fedeltà a Dio, una casa che è poi diventata un rifugio sicuro per quanti avevano perso la strada, una casa come quella che a Gerusalemme ospitava gli Apostoli riuniti nel Cenacolo, spaventati ma confortati dalla presenza forte di Maria.

art2L’8 marzo è un grande giorno perchè in quella gioia, in quell’amore c’eravamo già noi. Su quel treno, 65 anni fa, ci siamo saliti proprio tutti: giovani, bambini, famiglie, consacrati, genitori, amici,....insomma tutta questa grande famiglia che oggi è la Comunità Cenacolo.

Allora l’8 marzo è proprio una grande festa, cara Madre Elvira, e con tantissima gratitudine festeggiamo il tuo “si” a Dio.Quell’ “Eccomi” l’hai detto con coraggio e senza fare tanto rumore e da quel momento non hai più smesso di dare la vita.
Una volta hai detto “Mi sento incinta tutti i giorni” ed è proprio vero, siamo nati tutti dal tuo cuore, cara Madre, e non hai mai smesso di indicarci Quel Cuore, l’Unico, il Solo dove il cuore dell’uomo trova la pace.

Ma questa è la nostra storia, la storia della Comunità Cenacolo che tutti conosciamo e che oggi ci fa riflettere su una coincidenza particolare: sappiamo con quanto amore e con quanta luce madre Elvira abbia aperto le porte della Comunità anche alle ragazze e come il suo insegnamento abbia ridato una dignità profonda alla donna, una dignità e una responsabilità di cui non aveva più memoria e… oggi, proprio nell’anniversario del 65° anno di professione religiosa della Madre, si festeggia anche la “festa della donna”!

E così la Comunità ci offre due giorni di festa in cui possiamo riflettere sul come il sì generoso della donna alla vocazione di figlia, sposa e madre sia la chiave per la sua felicità e la sua vera realizzazione.

Gli incontri, come suggerito dalla prudenza propria delle norme anticovid, si sono svolti in modalità telematica e solitamente queste giornate “di famiglia comunitaria” sono riservate alle sole fraternità, però quest’anno l’invito è stato esteso anche alle donne del cammino di “Donna chi sei?”.

Domenica, davanti al Santissimo Sacramento, abbiamo ascoltato il racconto della chiamata di madre Elvira e della sua partenza per Borgaro e lì abbiamo potuto ringraziare per tutta la vita che è stata generata dalla sua generosa risposta.

Don Stefano ci ha ricordato come il sì della Madre fosse iniziato nella sua adolescenza, quando con il cuore aperto aveva chiesto alla Madonna la grazia di essere chiamata da Suo Figlio e ha invitato ogni donna a seguire il suo esempio per chiedere alla Madonna come poter realizzare il disegno di Dio nella propria vita.

donne 3Così sono iniziati i collegamenti con quelle figlie della Madre che per prime in Comunità hanno avuto il dono di incontrarla e hanno saputo ascoltare la voce di Dio nella chiamata al matrimonio: Bernadette, sposa di Franco, che vive nella fraternità di Lourdes, che ha scoperto il grande dono di vivere in Comunità per essere accanto al marito nella sua missione e madre dei tanti giovani che bussano alla porta della fraternità.

Cinzia, sposa di Marco, che vive nella fraternità di Medugorije che ci ha parlato di come abbia scoperto il vero coraggio del bene, e di come la vita ci ponga in situazioni dove solo noi possiamo portare quel bene che sentiamo nascere proprio e solo nel nostro cuore.

Infine Angela, sposa di Alessandro, che vive nella Missione del Perù, ha conosciuto l’insegnamento della Madre attraverso la testimonianza delle donne che l’hanno incontrata prima di lei ed oggi scopre la gioia profonda della maternità come parte importante del suo essere donna, non solo per i bambini che ha adottato, ma per tutte le persone che il Signore le dona di incontrare, in una nuova maternità spirituale.

Poi da Pagno suor Claudia ci ha presentato le tre sorelle che proprio l’8 marzo inizieranno il noviziato; dall’Argentina abbiamo festeggiato con le sorelle il primo anniversario dell’apertura della casa per le ragazze; dal Brasile Dajani, una laica consacrata, ci ha testimoniato la pace e la fede con cui sta attraversando il difficile momento della malattia e Alžbeta, una donna che dona la sua vita per educare le adolescenti della missione, ci ha ricordato come abbia sempre cercato di ascoltare e di mettere in pratica gli insegnamenti della Madre.

donne 4Lunedì 8 marzo il collegamento è iniziato con la santa Messa presieduta da don Stefano che nell’omelia ha approfondito la figura di Naamàn il Siro, uomo malato di lebbra ma ancor più malato di orgoglio che rifiuta la semplice cura proposta dal profeta Eliseo… cura inizialmente rifiutata in quanto avrebbe voluto una cerimonia di guarigione molto più importante e complessa, degna del suo alto rango. E in questo episodio don Stefano ci ha invitato a vedere quando anche noi siamo accecati dal nostro orgoglio e, incapaci di chiedere umilmente aiuto, pretenderemmo di sapere noi la cura per il nostro male!

Poi dalla cappella di Saluzzo ci aspettavano tante donne: Paoletta, sposa di Maurizio, che dopo tanti anni trascorsi in Brasile, oggi continua la sua missione con la sua numerosa famiglia da Pagno e ci ha raccontato vari episodi vissuti con la Madre, dove sperimentava come Elvira fosse la prima a mettere concretamente in pratica tutti gli insegnamenti che trasmetteva.

Rebekka, giovane sposa di Paul, ormai prossima al parto, stupita e grata di come il grembo di una donna sia progettato perfettamente per donare la vita e che ha appena scoperto che diventerà madre di una bambina, per la quale sente fin da ora la responsabilità di trasmettere la bellezza e l’importanza di essere una donna come le ha fatto conoscere madre Elvira.

Luciana, sposa di Michele, che ci ha testimoniato la sua scoperta della gioia di vivere senza la maschera della “brava ragazza” ma accettando i suoi limiti nella consapevolezza che la prima vocazione di ogni donna è quella di essere sé stessa nella propria unicità e libertà di Figlia di Dio.

donne 2Dal Messico è iniziato il collegamento con suor Sumi, che sperimenta ogni giorno di più la bellezza del suo essere donna attraverso la maternità e quotidianità vissuta con i bambini della missione.

Infine l’ultimo collegamento dal Perù con suor Marika ci ha fatto il dono di preziosi racconti di vita quotidiana con madre Elvira, dove ogni suo atto era un insegnamento concreto. E ancora ci ha confidato i suoi personali momenti di lotta per scegliere prima la Comunità e poi la Chiamata… ha detto di non sapere perché ci stesse raccontando proprio questo ma crediamo che lo Spirito Santo sapesse bene a chi potesse far bene ascoltare la sua testimonianza!

Papa Giovanni Paolo II con la sua lettera rivolta alla donna, ci ha aiutato a concludere queste due giornate, così ricche di Spirito Santo, alimentate dalla presenza e dalla preghiera di nostra Madre Elvira.

Ringraziamo la Vergine Maria. Quando avevi 12 anni Le hai sussurato “Dì a Gesù di chiamarmi” e la Madonna lo ha fatto: ti ha presa per mano e da quel momento non avete più smesso di guardarvi, di parlarvi e di sorridervi. Solo grazie Madre, grazie per tutto e per sempre e con un cuor solo e un’anima sola oggi danziamo, diciamo, annunciamo, cantiamo : ”Grazie Padre, per la Madre che hai pensato per noi!”.