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-Il Monte Tabor-
LA TRASFIGURAZIONE DI GESÙ
“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.”(Mt 17,1-9)
Vangelo della Domenica
1° marzo 2026 - II DOMENICA DI QUARESIMA
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore
COMMENTO DEL VANGELO
Luoghi del Vangelo
Il Tabor appare alla vista come un alto monte che sorge con imponenza nella pianura di Esdrelon. Benché abbia solo 588 metri di altitudine, infatti, esso è visibile da numerosi luoghi della Galilea, appare più alto delle altre cime ed è un punto di riferimento che aiuta ad orientarsi.
Nell’evento della trasfigurazione di Gesù Cristo, in lui si mostra il volto del Padre, è rivelato il volto divino che Mosè ed Elia, nell’antico testamento, avevano desiderato vedere senza poterlo fare. Il volto di Dio è la sua gloria, la sua essenza, l’Amore stesso. Mosè ed Elia appaiono sulla terra e contemplano il volto di Dio in Gesù Cristo conversando con lui.
La trasfigurazione è anche la chiave di comprensione della Passione e della morte in croce di Gesù, laddove Dio manifesta il suo potere trasformando, riempiendo di senso e, pertanto, trasfigurando la sofferenza e la morte. Solo attraverso il rifiuto si giunge alla gloria e non c’è via della gloria senza via crucis.
GUARDA LA CARTINA DELLA TERRA SANTA
Il Papa san Paolo VI definì la Terra Santa "quinto Vangelo" a indicare che il contatto fisico con i luoghi santi diviene per noi cristiani un vivo richiamo all'annuncio fondamentale della fede cristiana, che proclama la salvezza attraverso la morte e resurrezione, trasmesso nei quattro Vangeli e nelle altre scritture. Tutti i cristiani, anche i più lontani, guardano alla Terra Santa per ricalcare con i propri passi le "orme" di Cristo e riscoprire il senso autentico della loro missione nel mondo.
Madre Elvira
DAL CUORE DI MADRE ELVIRA
"La trasfigurazione, il Regno di Dio in mezzo a noi"
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La trasfigurazione: Gesù che prende Pietro Giacomo e Giovanni e li porta a pregare su un monte e in un certo momento si trasforma nella Sua divinità. Gesù non è solo un uomo, ma è la divinità del Padre, è il Verbo, è la parola di Dio. Hanno visto gli apostoli che Lui si è trasformato, tanto che Pietro gli ha detto: “Signore, come si sta bene qua?” – quello, vedete, era già la vita eterna – “Facciamo qui tre tende”. Invece Gesù ha detto:”Scendiamo, scendiamo a valle” come dire “adesso dobbiamo andare a lavorare per arrivare a questo regno”. E dice anche di non dire a nessuno cosa hanno visto e questi sono anche i misteri di Gesù. Perché gli ha detto di non dirlo a nessuno? Perché non era ancora tempo. Dobbiamo arrivare a vivere più quello che ha detto Gesù, che quello che dice il mondo, che quello che dice la carne, che quello che dicono gli interessi, l'ambizione, la gloria umana, l'apparenza, la forma. Dobbiamo arrivare a voler vivere, di più avere la mentalità di Cristo, la mentalità del regno di Dio; non la mentalità del mondo, non come pensa il mondo, come compie e fa il mondo, come ragiona il mondo. Per lasciare spazio: fare il vuoto di noi, delle nostre ambizioni, il vuoto dei nostri piaceri…il vuoto. Dove si mette Dio? E poi quando uno è pulito davanti a Dio non ha più paura del giudizio degli altri, non aspetta più la gloria umana. Siamo qui sulla Terra per fare un passaggio dalle tenebre alla luce: dall'odio, dal rancore, dalla rabbia, dalla paura alla gioia, all'eternità, al Regno. Siamo qui per quello: è per arrivare là, per arrivare al Regno. E beati noi se questo Regno lo sperimentiamo già sulla terra, come ha detto Gesù, perché lo ha detto Lui:“Il regno di Dio è in mezzo a voi”, perché adesso c'è la presenza di Gesù risorto in tutte le situazioni, in tutte le condizioni della nostra storia, della nostra vita perché Lui è stato crocifisso, ma è risorto. Sempre, Lui è con noi. |
Un canto
UN CANTO PER RIFLETTERE
(composto dai ragazzi della Comunità Cenacolo)
Scene del Vangelo
RECITAL "Misteri Luminosi" (Austria 2004)
Buona visione!!
Via Crucis

MEDITIAMO INSIEME LA VIA DELLA CROCE
Ai tempi di Gesù la morte era proprio quella della croce, c'erano tanti crocifissi, però sono rimasti senza volto: solo Gesù è morto in croce ma è risuscitato. Come facciamo a saperlo? Pensate un attimo a voi: la sua risurrezione ha dato la vita anche a noi e ci dona la vita tutti i giorni!
Però Gesù non violenta, dobbiamo accogliere ed interessarci a volere quella vita che abbiamo sempre desiderato e credere che Gesù ce la dà. La nostra Comunità è proprio fondata sulla fiducia in Dio risorto, in un Dio che ha dato la sua vita per noi ed è risuscitato, perché pensando a noi non poteva lasciarci senza vita. Risorgendo lui, ha fatto risorgere anche noi, tutti i giorni! (Madre Elvira)
Gesù nell'orto degli ulivi Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». (Mc 14,32-36) La vita è anche fatta di angoscia a volte, paura, solitudine. Qualche volta sentiamo di essere soli, incompresi, nervosi, instabili nell'umore: ogni situazione anomala che avviene in noi dobbiamo ricercare il perché nel come preghiamo. Come prego? Perché prego? Chi sto pregando? Ci succede qualcosa, é un tormento dentro di noi. Ve lo dico per esperienza personale di ascolto, ormai da tanti anni, dei giovani. I nostri ragazzi e le ragazze, quando vengono e mi dicono le loro cadute, la loro tristezza, il malumore, la voglia di andarsene, dopo aver parlato con me con verità mi dicono: «Però è un periodo che non prego più», «É un periodo che prego male». Loro ci insegnano che il demonio ci assale quando noi non siamo più corazzati di una preghiera sostanziale, cioè quando non ci nutriamo dentro e allora ci vengono le malattie addosso: la tristezza, la voglia di scappare, l'indifferenza tra di noi, il menefreghismo nel servizio, la solitudine. Questo va sempre verificato nella preghiera. É bellissimo sapere qual è l'ago della bilancia della mia vita interiore e la mia vita esteriore nel senso che siamo esposti, per cui il nostro umore può pesare sugli altri. La nostra vita è la nostra preghiera. Come preghiamo siamo, siamo ciò che preghiamo. La preghiera è l'elemento essenziale, sostanziale del nostro essere. (Madre Elvira) I STAZIONE
Gesù, tradito da Giuda, è arrestato Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. (Mc 14,45-46) La storia degli apostoli con Gesù è anche la nostra, la storia del tradimento di Guida è la nostra storia, la storia del rinnegamento di Pietro è la nostra storia e questo avviene anche tra di noi quando viviamo un periodo in cui sentiamo l’amicizia, sentiamo il dialogo, sentiamo il confronto, sentiamo la gioia e dopo un po’ invece sentiamo la pesantezza, sentiamo l'esclusione, sentiamo che ci hanno sfruttato, sentiamo che ci hanno usato. Noi siamo un po’ volubili, non dobbiamo stupirci, questo è il cammino: dobbiamo conoscere la nostra natura umana. (Madre Elvira) II STAZIONE
Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. (Mc 14,60-64) Ho parlato tanto, nella vita: della gioia, della fede, della forza, del sacrificio, perchè parlare vuole dire anche agire, se è veramente una parola. Se sono chiacchere fanno pietà ed è meglio non farne. Ad un certo momento però la parola più efficace, la parola più importante e più ricca è il silenzio e io sto passando questa fase. Sembra che i giovani di oggi abbiano paura del silenzio, di quel silenzio che parla alla nostra coscienza, senza il silenzio del cuore viviamo soltanto la superficie della vita. Ad un certo momento avrete il bisogno di quel silenzio dell'anima, il silenzio del cuore, il silenzio dei pensieri perchè il silenzio parla da sè, parla da sè agli altri. Ricordatevelo questo: proprio quando tutti ce l'hanno con te, quando vedono i tuoi limiti, le tue ambizioni, i tuoi infantilismi. Qualcuno che non vuole crescere, allora chiacchera per fare stare zitti gli altri. Invece no, il silenzio non vuole dire stare zitti, con il broncio, vuole dire pensare. Cominciate a fare l'allenamento a momenti di silenzio. Quel silenzio che diventa gioia dentro di te quando vedi che non hai risposto, che non ti sei giustificato. Il silenzio, l'ho sperimentato tante volte, ha vinto nelle famiglie, ha vinto nella coppia, ha vinto con i figli, con il bambino e intanto incominci a non prendertela più tanto quando qualcuno ti dice la verità, perchè cominci ad ascoltare. Ascoltare per esempio che abbiamo dentro di noi dei pesi, è nel silenzio che emergono ed emerge chi siamo. (Madre Elvira) III STAZIONE
Gesù è rinnegato da Pietro Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto. (Mc 14,66-72) Quanti tradimenti hanno subito i nostri giovani, quante lacrime nascoste hanno versato: é lì che sono nate le paure, il mutismo, la solitudine, la timidezza. Per rendere felici questi giovani basta far loro incontrare tutto quello che cercavano: la pace, la verità senza maschere, la forza per vivere la bontà, l’umiltà, la pazienza reciproca, il saperci perdonare, in una parola la vita cristiana! La vera libertà sta proprio nell’essere buoni, anche perché noi siamo fatti ad immagine di Dio! Siamo nati per essere amati e tutti cerchiamo l’amore, però se si vuol proprio essere “strafelici”, dobbiamo a qualunque costo imparare ad amare! (Madre Elvira) IV STAZIONE
Gesù è giudicato da Pilato Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. (Mc 15,14-15) Gesù dice: “La verità vi farà liberi”. Noi dobbiamo vivere la verità, non solo a parole, ma viverla giorno per giorno, allora saremo liberi, e quella libertà ci porterà a vivere l’amore, a vivere il sacrificio senza paura, proprio perché abbiamo spazio dentro di noi. Se c’è una categoria di persone che cercano la libertà sono proprio i giovani, non è facile perché abbiamo paura, anche se Gesù ci dice continuamente: “Non abbiate paura, non abbiate paura!”. Abbiamo paura del giudizio, abbiamo paura che gli altri non ci rispettano più, abbiamo paura che perdano l’affetto per noi, la stima di noi. (Madre Elvira) V STAZIONE
Gesù è flagellato e coronato di spine Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. (Mc 15,17-19) I veri poveri sono coloro che non hanno ancora incontrato l’amore, la speranza, la fede. C’è ancora tanta, tanta, tanta…gente che crede di essere ricca mettendosi il visone. Noi abbiamo bisogno della ricchezza che viene da Dio. La speranza, anche senza cappotto, senza scarpe, la speranza ti fa camminare sulle pietre e resistiamo. Si può resistere con la speranza davanti a noi. Noi non dobbiamo pensare che siamo ricchi. La ricchezza è la povertà, la nostra vera ricchezza è la povertà. Gesù ci insegna a tacere dinanzi alle provocazioni della vita; lì impariamo la scuola dell’amore vero, che trasforma le nostre croci quotidiane in spazi di fede e di libertà nuova. Volgiamo il nostro cuore verso quell’Uomo che ha voluto donare a noi la pace profonda e la gioia vera tacendo di fronte al male che si è scatenato contro di Lui, resistendo sotto il giogo del dolore, continuando nel silenzio della Croce ad amare e a perdonare, per dare a noi la forza di cambiare. (Madre Elvira) VI STAZIONE
Gesù è caricato della croce Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. (Mc 15,20) Se ci pensiamo bene, anche il Signore avrebbe voluto che il Padre allontanasse da Lui il calice della sofferenza, ma poi come ha saputo portare la croce per amore nostro! Anche noi abbiamo l’alternativa: siamo liberi.La croce è una realtà che appartiene alla vita di qualunque persona. Noi cristiani però, abbiamo la Speranza, quella che non delude: Gesù Cristo! In Lui la croce non è più l’ultima parola, perché la Risurrezione dice che la vita è più forte della morte! Per questo siamo chiamati a portare con dignità la croce, a non divincolarci, a viverla bene. (Madre Elvira)
VII STAZIONE
Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la croce Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. (Mc 15,21) Tutti gli inchini, tutti gli applausi del mondo non possono donarci la gioia di poter fare il bene gratuitamente! Dico sempre ai giovani che il bene va fatto bene, e qualche volta chiede a noi sofferenza, ma non importa, noi scegliamo il bene anche quando la strada è in salita! Siamo qui per dare una fede concreta, delle opere, la fede dell’amore; non esiste opera più grande che servire il tuo fratello. Noi siamo una Comunità di poveri peccatori, di “peccatori pubblici”, tutti lo sanno, ma abbiamo scelto di vivere cristianamente, di seguire Gesù, fino in fondo!
VIII STAZIONE
(Madre Elvira)
Gesù incontra le donne di Gerusalemme Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. (Lc 23,27-28) Il Signore ha dato alla donna in custodia l’amore. Ma in certo momento sembra che la donna si stanca dell’uomo. Perché la donna vorrebbe che il marito sia come lei. Ma non può. La donna un essere di dentro, non di fare. Dobbiamo imparare ad amarci tutti i giorni. I bambini oggi sono tanto tristi rispetto a una volta perché non vedono mai papà e mamma abbracciarsi. Il bambino capisce se vi volete bene: è importantissimo! Oggi si vedono i bambini camminare in strada con papà e mamma che brontolano e così anche il bambino è triste! Poi sentono sempre parlare di amore – ma l'amore si deve vedere! (Madre Elvira) IX STAZIONE
Gesù è crocifisso Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. (Mc 15,24) Oggi il nostro mondo occidentale è ricco di cibo, ne butta via a volontà, eppure muore di una fame più profonda, che è la fame d i Dio, la fame di pace, di speranza e amore. Noi in Comunità raccogliamo e accogliamo i frutti feriti di questo mondo; giovani che hanno tutto, eppure sono tristi e con la morte nel cuore… e offriamo loro quell’unico pane che sfama l’uomo dal di dentro, il pane della vita: Gesù di Nazaret. (Madre Elvira)
X STAZIONE
Gesù promette il suo regno al buon ladrone Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». (Lc 23,39-42) Riconoscere la propria condizione è il primo passo perché la misericordia scenda su di noi. Dio vuole essere il Padre misericordioso, non siamo noi che abbiamo scelto questo Padre, ma è questo Padre che ha scelto noi, ogni giorno perché ama i suoi figli e li vuole liberare dai pesi. Grido a tutti voi giovani: voi che siete il sorriso di Dio, la speranza della Chiesa, la vita del futuro è nelle vostre mani; lasciamoci abbracciare da questo Dio con un abbraccio caloroso, affettuoso, prolungato, passionale, amante perché Dio è tutto il bene che si possa pensare. Le Sue braccia abbracciano l’universo ed in questo universo ci siamo anche noi. La Comunità fa questo cammino, questo pellegrinaggio verso le braccia spalancate del Padre, allora contempliamo il miracolo di questo abbraccio che non ti fa neppure pensare alle tue colpe perché già vede la sincerità del tuo cuore, il desiderio del tuo cuore, la decisione di voler farti perdonare. Ci vuole questa condizione e ce lo dicono i giovani allo sbaraglio, sbandati, ce lo dicono i drogati: ci vuole la condizione di riconoscersi peccatori. Lasciamo che Lui imprima il Suo volto nella nostra vita. (Madre Elvira)
XI STAZIONE
Gesù in croce, la madre e il discepolo Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19,26-27) Affidiamo tutto alla Madonna perché Lei sa già ogni cosa, coglie ogni nostra piccola sfumatura, è discreta, umile, non investe, non aggredisce, pensate che pazienza ha la Madonna! Non è sufficiente solo la devozione a Maria, dire il Rosario. C’è chi si accontenta di dire il Rosario, c’è chi va ai Santuari per devozione, ma dobbiamo imitare la Madonna, perché è il modello che Gesù ci ha messo davanti, e nell’imitarla siamo sicuri di non sbagliare, e se sbagliamo abbiamo subito la luce di capire lo sbaglio e pentirci. Dobbiamo pregare il Signore che ci dia pace e chiedere alla Madonna di vivere per noi questi momenti: “Maria vivi al mio posto questa tensione che ho dentro, fatta di rabbia, giudizio negativo, ambizione, orgoglio che vuole schiacciarmi”. Chiediamo oggi alla Madonna di farci capire la bellezza del sacrificio, della croce, della carità, della comprensione, della pazienza, dell’amore, del perdono, della misericordia.
XII STAZIONE
(Madre Elvira)
Gesù muore sulla croce Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!». Lui si è preso su di se tutte le croci del mondo e continua però ci sono delle croci banali, che ci creiamo noi, tra di noi e quelle croci non portano la risurrezione, ma portano l’inferno.Non ho proposto la croce, ma ho detto loro: “abbracciamo il crocifisso”. Abbracciando Lui, noi diventiamo forti nelle nostre croci. Abbracciandolo, anche se sentiamo i chiodi. La croce senza Gesù è un obbrobrio. Noi abbracciamo il Salvatore, Colui che ci ha salvati rendendo quella croce vittoriosa”. Tante persone davanti al male che c’è nel mondo danno la colpa a Dio e si chiedono Dio dov’è?! Gesù ha dato fino all’ultima goccia di sangue, vuoi che non ci ami? Anche noi forse a volte abbiamo detto: ma perché Signore mi hai fatto questo! Perché proprio a me? Ma è una grande bugia perché il bene, l’amore, la pace e tutto quello che è forza di vivere e di amare, tutto è Dio. Il Signore piange con quella mamma che ha perso il figlio, piange per quel ragazzo, piange perché poteva stare al mondo di più. Non è Dio che castiga.Chi di noi può dire di non essere stato ferito? Chi di noi non ha ancora delle ferite aperte? Questa esistenza ferita che siamo noi, ognuno di noi, è la prima scuola per poterci avvicinarci alle ferite degli altri. Personalmente vi assicuro che mi sento di amare solo perché sono continuamente ricolmata dalla Divina Misericordia. E voi sapete che cosa vuole dire Misericordia: vuole dire essere piagata dal peccato. (Madre Elvira)
XIII STAZIONE
(Mc 15,33-39)
Gesù è deposto nel sepolcro C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. (Mc 15,40-46) Camminiamo uniti con la speranza nel cuore anche se il buio, l’amarezza, la paura, la tristezza del nostro mondo spesso ci pesano addosso, ci scoraggiano, ci impauriscono. Continuiamo a camminare in tutte le direzioni senza paura, con la certezza ferma nel cuore che c’è un centro che attira la nostra vita, che illumina e orienta i nostri passi, che non ci inganna e non ci delude: è la Risurrezione di Cristo, cuore pulsante del mondo. Ci sono, è vero, le nostre croci personali e quelle sociali; siamo immersi quotidianamente in quel mondo che spesso tradisce ed emargina la fede, elimina la speranza, vive nell’ingiustizia… ma nonostante tutta questa realtà, che spesso frena la vita dentro e fuori di noi, abbiamo comunque una certezza, un punto di riferimento saldo, un sole che sorge e che dà sicurezza e serenità al nostro vivere: Gesù di Nazaret ha vinto il mondo! Lui è il punto focale, la stella polare, la meta che attira i nostri passi: è il suo cuore squarciato sulla Croce che diventa nella Risurrezione sorgente di una luce nuova, fiume di misericordia che vince la morte e il peccato, speranza viva che abbraccia l’universo in attesa di libertà vera.
XIV STAZIONE
(Madre Elvira)
Impegno
IMPEGNO
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