siamosalviVerso la Risurrezione giorno dopo giorno - Il cammino quaresimale

 

 A partire dalla prima domenica della quaresima desideriamo camminare con voi
in questo “tempo di Grazia” che è la Quaresima, proponendovi semplici spunti di riflessione.
Ogni Domenica vi proporremo un tema e un impegno per la nuova settimana,
insieme al Vangelo domenicale, insieme ad altro materiale che
troverete durante tutta la settimana.

Troverete in particolare:
- Lunedì: L'Angelus di Papa Francesco del giorno precedente
- Martedì: Un audio o video di nostra Madre Elvira
- Mercoledì: Un canto per il tempo quaresimale
- Giovedì: La storia di un Santo/a
- Venerdì: La preghiera della Via Crucis
- Sabato: Delle piccole testimonianze di vita

Clicca qui per rileggere le settimane precedenti

 

siamosalvi                                                                                                                                         

 Impegno della settimana


Al termine della giornata mi impegno nella preghiera
a ripensare alla giornata vissuta e a ringraziare per i momenti belli
che il Signore mi dona e per le cose
nelle quali non vedo ancora il positivo.

 

Domenica      

 11 marzo 2018

Vangelo del giorno

 

04b

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Parola del Signore

 

 

Commento del Vangelo

Noi siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama

Ermes Ronchi
Giovedì, 8 marzo 2018

IV Domenica Quaresima
“Laetare”

Anno B

Dio ha tanto amato il mondo, versetto centrale del Vangelo di Giovanni, versetto dello stupore che rinasce ogni volta, per queste parole buone come il miele, tonificanti come una camminata in riva al mare, fra spruzzi d'onde e aria buona respirata a pieni polmoni; parole da riassaporare ogni giorno e alle quali aggrapparci forte in tutti i passaggi della vita, in ogni caduta, in ogni notte, in ogni delusone.
Dio ha così tanto amato... e la notte di Nicodemo, e le nostre notti si illuminano. Qui possiamo rinascere. Ogni giorno. Rinascere alla fiducia, alla speranza, alla serena pace, alla voglia di amare, di lavorare e creare, di custodire e coltivare persone e talenti e creature, tutto intero il piccolo giardino che Dio mi ha affidato.
Non solo l'uomo, ma è il mondo che è amato, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione intera. E se egli ha amato la terra, anch'io la devo amare, con i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori.. E se Egli ha amato il mondo e la sua bellezza fragile, allora anche tu amerai il creato come te stesso, lo amerai come il prossimo tuo: «mio prossimo è tutto ciò che vive» (Gandhi). 
La rivelazione di Gesù è questa: Dio ha considerato il mondo, ogni uomo, questo mio niente cui però ha donato un cuore, più importante di se stesso. Per acquistare me ha perduto se stesso. Follia d'amore.
Dio ha amato: la bellezza di questo verbo al passato, per indicare non una speranza o una attesa, ma una sicurezza, un fatto certo, e il mondo intero ne è intriso: «il nostro guaio è che siamo immersi in un oceano d'amore, e non ce ne rendiamo conto» (G. Vannucci). Tutta la storia biblica inizia con un “sei amato” e termina con un “amerai” (P. Beauchamp). Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama
Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi crede abbia la vita. A Dio non interessa istruire processi contro di noi, non dico per condannare o per pareggiare i conti, ma neppure per assolverci. La vita degli amati da Dio non è a misura di tribunale, ma a misura di fioritura e di abbraccio, nel paradigma della pienezza. 
Perché il mondo sia salvato: salvare vuol dire conservare, e nulla andrà perduto, non un sospiro, non una lacrima, non un filo d'erba; non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza, nessun gesto di cura per quanto piccolo e nascosto: Se potrò impedire a un Cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se potrò alleviare il Dolore di una Vita o lenire una Pena, o aiutare un Pettirosso caduto a rientrare nel suo nido non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson).
(Letture: 2 Corinzi 36,14-16.19-23; Salmo 136; Efesini 2, 4-10; Giovanni 3, 14-21).

 

(fonte: www.avvenire.it)

 

Lunedì               

12 marzo 2018

Angelus

Piazza San Pietro
11 marzo 2018 


05 

"Conoscere i propri limiti,
le proprie fragilità, dobbiamo conoscerle,
ma non per disperarci,
ma per offrirle al Signore;
e Lui ci aiuta nella via della guarigione,
ci prende per mano,
e mai ci lascia da soli, mai!"

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa quarta domenica di Quaresima, chiamata domenica “laetare”, cioè “rallegrati”, perché così è l’antifona d’ingresso della liturgia eucaristica che ci invita alla gioia: «Rallegrati, Gerusalemme […]. - così, è una chiamata alla gioia - Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza». Così incomincia la Messa. Quale è il motivo di questa gioia? Il motivo è il grande amore di Dio verso l’umanità, come ci indica il Vangelo di oggi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Queste parole, pronunciate da Gesù durante il colloquio con Nicodemo, sintetizzano un tema che sta al centro dell’annuncio cristiano: anche quando la situazione sembra disperata, Dio interviene, offrendo all’uomo la salvezza e la gioia. Dio, infatti, non se ne sta in disparte, ma entra nella storia dell’umanità, si “immischia” nella nostra vita, entra, per animarla con la sua grazia e salvarla.

Siamo chiamati a prestare ascolto a questo annuncio, respingendo la tentazione di considerarci sicuri di noi stessi, di voler fare a meno di Dio, rivendicando un’assoluta libertà da Lui e dalla sua Parola. Quando ritroviamo il coraggio di riconoscerci per quello che siamo - ci vuole coraggio per questo! -, ci accorgiamo di essere persone chiamate a fare i conti con la nostra fragilità e i nostri limiti. Allora può capitare di essere presi dall’angoscia, dall’inquietudine per il domani, dalla paura della malattia e della morte. Questo spiega perché tante persone, cercando una via d’uscita, imboccano a volte pericolose scorciatoie come ad esempio il tunnel della droga o quello delle superstizioni o di rovinosi rituali di magia. E’ bene conoscere i propri limiti, le proprie fragilità, dobbiamo conoscerle, ma non per disperarci, ma per offrirle al Signore; e Lui ci aiuta nella via della guarigione, ci prende per mano, e mai ci lascia da soli, mai! Dio è con noi e per questo mi “rallegro”, ci “rallegriamo” oggi: “Rallegrati, Gerusalemme”, dice, perché Dio è con noi.

E noi abbiamo la vera e grande speranza in Dio Padre ricco di misericordia, che ci ha donato il suo Figlio per salvarci, e questa è la nostra gioia. Abbiamo anche tante tristezze, ma, quando siamo veri cristiani, c’è quella speranza che è una piccola gioia che cresce e ti dà sicurezza. Noi non dobbiamo scoraggiarci quando vediamo i nostri limiti, i nostri peccati, le nostre debolezze: Dio è lì vicino, Gesù è in croce per guarirci. Questo è l’amore di Dio. Guardare il Crocifisso e dirci dentro: “Dio mi ama”. E’ vero, ci sono questi limiti, queste debolezze, questi peccati, ma Lui è più grande dei limiti e delle debolezze e dei peccati. Non dimenticatevi di questo: Dio è più grande delle nostre debolezze, delle nostre infedeltà, dei nostri peccati. E prendiamo il Signore per mano, guardiamo il Crocifisso e andiamo avanti.

Maria, Madre di misericordia, ci metta nel cuore la certezza che siamo amati da Dio. Ci stia vicino nei momenti in cui ci sentiamo soli, quando siamo tentati di arrenderci alle difficoltà della vita. Ci comunichi i sentimenti del suo Figlio Gesù, perché il nostro cammino quaresimale diventi esperienza di perdono, di accoglienza e di carità.

 

(fonte: www.vatican.va)

Martedì            

13 marzo 2018

Dal cuore di Madre Elvira

Tratto dal DVD "Nulla è impossibile a Dio"

 

Mercoledì         

14 marzo 2018

“Maschere”

La danza delle maschere rappresenta
il nostro cammino di risurrezione dalle tenebre alla luce.

Siamo dei salvati dal Signore:
Solo grazie a Lui possiamo avere il coraggio di mostrare il nostro vero volto,
togliendoci le maschere che il male ci costringe ad indossare!

Aggrappiamoci alla preghiera per trovare la forza di scegliere la verità,
non scendendo a compromessi.

Giovedì             

15 marzo 2018

Santa Giuseppina Bakhita



bakhita copia

 

"Non è bello
quello che pare bello
ma quello che vuole
il Signore"
(Santa Giuseppina Bakhita)

 

La sua storia

Giuseppina M. Bakhita nacque nel Sudan nel 1869 e morì a Schio (Vicenza) nel 1947.

Fiore africano, che conobbe le angosce del rapimento e della schiavitù, si aprì mirabilmente alla grazia in Italia, accanto alle Figlie di S. Maddalena di Canossa.

La Madre Moretta
A Schio (Vicenza), dove visse per molti anni, tutti la chiamano ancora «la nostra Madre Moretta».

Il processo per la causa di Canonizzazione iniziò dodici anni dopo la sua morte e il 1 dicembre 1978 la Chiesa emanò il decreto sull'eroicità delle sue virtù.

La divina Provvidenza che «ha cura dei fiori del campo e degli uccelli dell'aria», ha guidato questa schiava sudanese, attraverso innumerevoli e indicibili sofferenze, alla libertà umana e a quella della fede, fino alla consacrazione di tutta la propria vita a Dio per l'avvento del regno.

In schiavitù
Bakhita non è il nome ricevuto dai genitori alla sua nascita. La terribile esperienza le aveva fatto dimenticare anche il suo nome.

Bakhita, che significa «fortunata», è il nome datole dai suoi rapitori.

Venduta e rivenduta più volte sui mercati di El Obeid e di Khartoum conobbe le umiliazioni, le sofferenze fisiche e morali della schiavitù.

Verso la libertà
Nella capitale del Sudan, Bakhita venne comperata da un Console italiano, il signor Callisto Legnani. Per la prima volta dal giorno del suo rapimento si accorse, con piacevole sorpresa, che nessuno, nel darle comandi, usava più lo staffile; anzi la si trattava con maniere affabili e cordiali. Nella casa del Console, Bakhita conobbe la serenità, l'affetto e momenti di gioia, anche se sempre velati dalla nostalgia di una famiglia propria, perduta forse, per sempre.

Situazioni politiche costrinsero il Console a partire per l'Italia. Bakhita chiese ed ottenne di partire con lui e con un suo amico, un certo signor Augusto Michieli.

In Italia
Giunti a Genova, il Signor Legnani, su insistente richiesta della moglie del Michieli, accettò che Bakhita rimanesse con loro. Ella seguì la nuova «famiglia» nell'abitazione di Zianigo (frazione di Mirano Veneto) e, quando nacque la figlia Mimmina, Bakhita ne divenne la bambinaia e l'amica.

L'acquisto e la gestione di un grande hotel a Suakin, sul Mar Rosso, costrinsero la signora Michieli a trasferirsi in quella località per aiutare il marito. Nel frattempo, dietro avviso del loro amministratore, Illuminato Checchini, Mimmina e Bakhita vennero affidate alle Suore Canossiane dell'Istituto dei Catecumeni di Venezia. Ed è qui che Bakhita chiese ed ottenne di conoscere quel Dio che fin da bambina «sentiva in cuore senza sapere chi fosse».

«Vedendo il sole, la luna e le stelle, dicevo tra me: Chi è mai il Padrone di queste belle cose? E provavo una voglia grande di vederlo, di conoscerlo e di prestargli omaggio».

Figlia di Dio
Dopo alcuni mesi di catecumenato Bakhita ricevette i Sacramenti dell'Iniziazione cristiana e quindi il nome nuovo di Giuseppina. Era il 9 gennaio 1890. Quel giorno non sapeva come esprimere la sua gioia. I suoi occhi grandi ed espressivi sfavillavano, rivelando un'intensa commozione. In seguito la si vide spesso baciare il fonte battesimale e dire: «Qui sono diventata figlia di Dio!».

Ogni giorno nuovo la rendeva sempre più consapevole di come quel Dio, che ora conosceva ed amava, l'aveva condotta a sé per vie misteriose, tenendola per mano.

Quando la signora Michieli ritornò dall'Africa per riprendersi la figlia e Bakhita, quest'ultima, con decisione e coraggio insoliti, manifestò la sua volontà di rimanere con le Madri Canossiane e servire quel Dio che le aveva dato tante prove del suo amore.

La giovane africana, ormai maggiorenne, godeva della libertà di azione che la legge italiana le assicurava.

Figlia di Maddalena
Bakhita rimase nel catecumenato ove si chiarì in lei la chiamata a farsi religiosa, a donare tutta se stessa al Signore nell'Istituto di S. Maddalena di Canossa.

L'8 dicembre 1896 Giuseppina Bakhita si consacrava per sempre al suo Dio che lei chiamava, con espressione dolce, «el me Paron».

Per oltre cinquant'anni questa umile Figlia della Carità, vera testimone dell'amore di Dio, visse prestandosi in diverse occupazioni nella casa di Schio: fu infatti cuciniera, guardarobiera, ricamatrice, portinaia.

Quando si dedicò a quest'ultimo servizio, le sue mani si posavano dolci e carezzevoli sulle teste dei bambini che ogni giorno frequentavano le scuole dell'Istituto. La sua voce amabile, che aveva l'inflessione delle nenie e dei canti della sua terra, giungeva gradita ai piccoli, confortevole ai poveri e ai sofferenti, incoraggiante a quanti bussavano alla porta dell'Istituto.

Testimone dell'amore
La sua umiltà, la sua semplicità ed il suo costante sorriso conquistarono il cuore di tutti i cittadini scledensi. Le consorelle la stimavano per la sua dolcezza inalterabile, la sua squisita bontà e il suo profondo desiderio di far conoscere il Signore.

«Siate buoni, amate il Signore, pregate per quelli che non lo conoscono. Sapeste che grande grazia è conoscere Dio!».

Venne la vecchiaia, venne la malattia lunga e dolorosa, ma M. Bakhita continuò ad offrire testimonianza di fede, di bontà e di speranza cristiana. A chi la visitava e le chiedeva come stesse, rispondeva sorridendo: «Come vol el Paron».

L'ultima prova
Nell'agonia rivisse i terribili giorni della sua schiavitù e più volte supplicò l'infermiera che l'assisteva: «Mi allarghi le catene...pesano!».

Fu Maria Santissima a liberarla da ogni pena. Le sue ultime parole furono: «La Madonna! La Madonna!», mentre il suo ultimo sorriso testimoniava l'incontro con la Madre del Signore.

M. Bakhita si spense l'8 febbraio 1947 nella casa di Schio, circondata dalla comunità in pianto e in preghiera. Una folla si riversò ben presto nella casa dell'Istituto per vedere un'ultima volta la sua «Santa Madre Moretta» e chiederne la protezione dal cielo. La fama di santità si è ormai diffusa in tutti i continenti.

(fonte: www.vatican.va)

Preghiera a Giuseppina Bakhita

O Dio, Padre di misericordia,
che ci hai donato Santa Giuseppina Bakhita
quale sorella universale,
modello evangelico di fede semplice
e di operosa carità,

dona anche a noi
la volontà di credere ed amare
secondo il Vangelo.
Esaudisci le preghiere di chiunque invoca
la sua intercessione.

Donaci la grazia di un cuore
misericordioso come il suo
cuore capace di perdonare
anche chi ci ha fatto del male,
cuore capace di vincere il male
con la potente forza del bene.

Santa Giuseppina Bakhita,
prega per noi!


Venerdì            

16 marzo 2018

 

05

pregata al Night in Christ del 1 aprile 2017

 

Versione audio:

 

Prima Stazione

Prima stazione: GESÙ È CONDANNATO A MORTE

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23, 23-24)
I sommi sacerdoti, le autorità e il popolo insistevano a gran voce, chiedendo che Gesù venisse crocifisso. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita.

Intenzione:
Ti prego Signore Gesù per tutte le persone costrette a vivere una vita indegna e disagiata, per le vittime della guerra, per i profughi e tutte le vittime dell'ingiustizia sociale, per gli uomini che sono ingiustamente condannati a vivere da esiliati e lontani dalle loro famiglie.
Signore Gesù guidali, confortali, sostienili nel cammino perché nell’incontro con Te possano trovare pace.

Padre nostro

 

Seconda Stazione


Seconda stazione: GESÙ È CARICATO DEL LEGNO DELLA CROCE

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 27, 31)
I  soldati,  dopo  aver  schernito  Gesù,  lo  spogliarono  del  mantello,  gli  fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.

Intenzione:
Ognuno di noi ha la propria croce. Fatichiamo spesso a portarla e ancora di più ad accettarla. Spesso vedendo il male mi chiedo:   “Ma perché Dio, che tutto può, permette queste cose?”; “Perché non può vincere il dolore con una vittoria trionfale, perché mi lascia sola?”. Papa Francesco ci ha detto che la vittoria di Gesù "è una vittoria umile, che passa attraverso il fallimento e ci aiuta a fortificare la nostra fede, ci rende liberi e capaci di dire il nostro sì alla volontà di Dio".
Gesù aiutami e aiuta tutti i giovani a portare e ad accettare la propria croce.

Padre nostro

 

Terza Stazione


Terza stazione: GESÙ CADE PER LA PRIMA VOLTA

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce il mio peso leggero.”

Intenzione:
Signore Gesù dopo esser stato flagellato e coronato di spine ora cadi sotto il peso della croce. Grazie perché mi insegni che la caduta è una parte della vita da affrontare, da vivere e da cui si può imparare. Perdonami  per quando il mio orgoglio mi impedisce di chiedere scusa e di rialzarmi. Perdonami per quando non riesco ad affidarti le mie cadute e cerco ancora delle scuse al di fuori di me. Ti prego Signore aiutami ad accogliere le piccoli croci della vita con amore, ma soprattutto quando cado donami l'umiltà di rialzarmi subito e di tornare a Te.
Ti voglio pregare specialmente per i giovani che di fronte alle difficoltà della vita di oggi non trovano il motivo di perseverare nelle lotte di ogni giorno.

Padre nostro

 

Quarta Stazione


Quarta stazione: GESÙ INCONTRA SUA MADRE

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 25-27)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Intenzione:
Gli occhi di Gesù incontrano gli occhi di Maria sua madre. La sua presenza fedele, il suo amore, gli danno sostegno, coraggio per proseguire il cammino. E' un incontro breve, di un intenso dolore ma di un'estrema tenerezza e dolcezza. Gesù e Maria si fondono in un unico cuore colmo d'amore, quell'Amore che abbraccerà sulla Croce tutta l’umanità. Grazie Gesù per il dono di tua Madre che veglia sul nostro cammino: in Lei troviamo consolazione e conforto, la strada che conduce a Te. Ti preghiamo Maria per tutte le mamme che soffrono per la perdita di un figlio, per le mamme che assistono i figli malati, carcerati e per quelle che piangono per i figli smarriti. Infondi loro il coraggio di stare accanto alla croce come facesti tu con il tuo caro Gesù. Insegnaci o Madre ad amare i nostri figli accogliendo con fiducia il progetto e la volontà di Dio su di loro.

Padre nostro

 

Quinta Stazione


Quinta stazione: SIMONE DI CIRENE PORTA LA CROCE DI GESÙ

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo Marco (Mc 15, 20-22)
Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna,  padre  di  Alessandro  e  di  Rufo.  Condussero  Gesù  al  luogo  del Gòlgota, che significa “luogo del cranio”.

Intenzione:
Simone di Cirene viene costretto dai Romani a portare la croce di Gesù: questo incontro inatteso diventerà per lui un dono di conversione; tant’è vero che l’evangelista Marco citerà i nomi dei figli di quell’uomo divenuti cristiani.
Anche oggi incontriamo il Cireneo: in chi si prende cura di un malato, in chi condivide gratuitamente la sua vita per alleviare il dolore dei poveri, in chi sa donarsi agli altri caricandosi il "peso" delle difficoltà e delle sofferenze altrui. Grazie perché la carità verso i poveri ci apre al cammino della conversione, ci aiuta ad avere il coraggio di andare oltre le sole necessità materiali e ci chiede di affidarci al Padre, donando noi stessi e divenendo così partecipi dell'amore di Cristo per tutti. Signore, donaci di riconoscere che è una grazia poter condividere la Croce degli altri per sperimentare così che siamo in cammino con te.

Padre nostro

 

Sesta Stazione


Sesta stazione: LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal libro del profeta Isaia (Is 53, 2-3)
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che conosce il patire.

Intenzione:
Signore Gesù la Veronica ha asciugato il tuo volto pieno di sofferenza e di dolore. E' stata una donna coraggiosa, ha compiuto un gesto di bontà e di tenerezza nato spontaneo nel cuore! Ha vinto la paura del giudizio degli altri, ha fatto vincere l'amore!
Ti ringraziamo per tutte le persone che si sono fatte a noi vicine nei momenti difficili e dolorosi della nostra vita, che ci hanno donato preghiera, sorriso, consolazione, tenerezza, vicinanza.
Grazie  soprattutto  per  il  coraggio  di  tante  donne  missionarie  che  compiono quotidiani gesti di tenerezza e di bontà verso i poveri, vedendo in loro il tuo volto. Fa che i nostri cuori e le nostre mani si aprano ai più bisognosi, perché la carezza del tuo amore passi attraverso i nostri gesti di bontà, donando respiro all’anima e sollievo al cuore di chi è ferito e solo.

Padre nostro

 

Settima Stazione


Settima stazione: GESÙ CADE PER LA SECONDA VOLTA

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4, 15-16)
Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.

Intenzione:
Signore Gesù cadendo sempre nelle stesse povertà, pur volendole cambiare, spesso ci scoraggiamo. Ti chiediamo perdono per quando non abbiamo piena fiducia che Tu puoi cambiare le nostre fragilità più grandi.
Aiutaci a sentire nel profondo che Tu ci sei sempre, che ci sei vicino anche nei momenti in cui cadiamo e ricadiamo. Ti preghiamo per chi ha toccato il fondo, per chi ha perso tutto, per chi si trova solo e disperato e fatica a ricominciare, per le famiglie divise, perché possano incontrare nel dolore della loro caduta la forza dell’amore di Dio che risolleva le loro vite e ridona speranza ai loro cuori.

Padre nostro

 

Ottava Stazione


Ottava stazione: GESÙ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23, 27-28)
Lo seguiva  una  gran  folla di  popolo  e  di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me ma piangete su di voi stesse e sui vostri figli”.

Intenzione:
Gesù, sotto il peso della Croce, hai accettato con forza, con dignità, con coraggio e con infinito amore, il tuo e il nostro dolore. Non chiedi alle donne che incontri la compassione per Te. A niente serve lamentarsi in modo sterile per le sofferenze altrui o per le proprie, ma bisogna pentirsi con verità dei propri sbagli e fare qualcosa di concreto per riparare gli errori fatti con i figli, con il marito, con il prossimo. Aiuta le famiglie Signore a uscire dal continuo lamento e dal giudizio gli uni verso gli altri. Aiutaci a vivere nella verità, a saper ammettere con onestà i nostri errori, a chiederci perdono, a ricominciare sempre da Te. Donaci il coraggio di staccarci dalla frenesia del nostro mondo, per rimetterci in "contatto" con Te attraverso la preghiera che ci fa ritrovare quella pace nel cuore necessari per vivere con Te tutto ciò che la vita ci offre ogni giorno.

Padre nostro

 

Nona Stazione


Nona stazione: GESÙ CADE PER LA TERZA VOLTA

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dalla prima lettera di San Pietro apostolo (1Pt 2, 19-23)
A questo infatti siete stati chiamati, poiché: anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò  inganno  sulla  sua  bocca,  oltraggiato  non  rispondeva  con  oltraggi,  e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia.

Intenzione:
Grazie Signore Gesù perché con il tuo esempio ci insegni a sopportare con pazienza la sofferenza. Ci insegni che l'Amore non si ferma dinanzi a nessuna croce, difficoltà, caduta. Grazie Signore Gesù perché sei sempre pronto a rialzarci quando cadiamo.
Ti prego di aiutare in modo particolare tutte quelle persone che sono cadute più volte e sono tentate di pensare che non ce la faranno mai. Signore aiutale a rialzarsi, come hai fatto Tu.
Fa che l'amore per la vita e l'amore per le persone a loro care sia la forza per non mollare, per perseverare, per ricominciare!

Padre nostro

 

Decima Stazione


Decima stazione: GESÙ È SPOGLIATO DELLE VESTI

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 23-24)
I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica.

Intenzione:
Gesù ti preghiamo per tutti i bambini, bambine e giovani spogliati della loro dignità e dei loro sogni. Per tutti coloro che sono fragili, considerati diversi o inutili, messi a nudo da un mondo che non sa accogliere la ricchezza della diversità e la profondità di una sensibilità che viene dalla Croce. Gesù coprili e ricoprili Tu con il tuo amore, rivestili della Tua  misericordia e fa di noi braccia per accoglierli e riscaldarli, per accompagnarli nella vita, per ridare loro speranza e riaccendere i sogni che portano nel cuore.
Grazie Gesù perché sei vivo in ognuno di noi; fa che non ci spaventiamo dei sacrifici per farci vicini al nostro prossimo. Fa che la forza dell'Amore sia più grande di ogni dolore!

Padre nostro

 

Undicesima Stazione


Undicesima stazione: GESÙ È INCHIODATO ALLA CROCE

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 22, 22-28)
Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Erano circa le nove del mattino quando lo crocifissero: e l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.

Intenzione:
Gesù hai subìto una tortura tremenda, mentre sei inchiodato alla Croce in molti ti deridono e ti provocano ancora, ma Tu anche nell’ora della prova più grande continui ad avere piena fiducia nel Padre. Ti preghiamo per tutti coloro che oggi sono torturati, umiliati e a volte crocifissi per la loro fede in Te. In molte terre e in diversi modi il male si abbatte su di loro semplicemente perché credono in Te, perché professano di essere tuoi figli. Che il Tuo amore per noi e la nostra fiducia in Te siano più forti di di ogni umana paura. Sostieni e consola questi nostri fratelli e sorelle cristiani tribolati e perseguitati: la loro fede viva e autentica, possa scuotere e risvegliare la nostra fede spenta, comoda e spesso seduta. Grazie Gesù perché non ci abbandoni mai e ti sei sacrificato per noi!

Padre nostro

 

Dodicesima Stazione


Dodicesima stazione: GESÙ MUORE IN CROCE

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23, 24.44-46)
Quando giunsero sul luogo detto Cranio, là crocifissero Gesù e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

Intenzione:
Signore, tutto hai portato a compimento. Morendo per noi stabilisci un’alleanza nuova  tra Te, il  vero  uomo  e  il  vero  Dio,  e  noi,  l’umanità  stanca e  debole, offrendoti completamente al Padre nel momento in cui la tua Croce s’innalza da terra verso il Cielo.
Grazie Signore Gesù perché ti sei caricato del peso del nostro peccato e l’hai assunto alla gloria divina, offrendo il tuo sacrificio come perla preziosa di amore e di misericordia. Il male credeva di aver sconfitto l’Amore, di aver soffocato la bellezza e disperso la speranza. Invece il peccato non ha avuto l’ultima parola!
Tu sei l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine.
Tu, Gesù Crocifisso, sei la speranza che non muore mai!

Padre nostro

 

Tredicesima Stazione


Tredicesima stazione: GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 27, 57-58)
Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.

Intenzione:
Dinanzi alla deposizione dalla Croce, dinanzi al dolore di Maria e alle sue lacrime, ti chiediamo Signore un cuore capace di soffrire con chi soffre, un cuore accogliente verso chi è più debole, umiliato e maltrattato. Aiutaci a chinarci sulle ferite e sulla morte dei nostri fratelli con rispetto, con amore e con fede.
Che la Chiesa sia come Maria, Madre che sa accogliere e abbracciare chi ha la morte nel cuore credendo nella potenza della Risurrezione. Tu Gesù ci hai chiesto di credere fermamente nella tua bontà promettendoci che le cose che ti chiediamo con fede si compiranno.
Ricorriamo alla tua Misericordia confidando che seppure grandi sono le nostre colpe e le nostre miserie,Tu ci perdoni sempre.

Padre nostro

 

Quattordicesima Stazione


Quattordicesima stazione: GESÙ VIENE POSTO NEL SEPOLCRO

Noi ti adoriamo Cristo e ti benediciamo
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 27, 59-60)
Giuseppe, prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia.

Intenzione:
Tutto è compiuto. La vita del nostro Amico Gesù, è finita spezzata dalla violenza e dall'odio degli uomini. Il silenzio è assordante, le lacrime scorrono dagli occhi e dal  cuore.  Signore,  siamo  lì  con  te  e  con  Maria,  ai  piedi  della  Croce, contemplando il dolore che hai vissuto per salvarci.
Ci commuove la premura e il coraggio di Giuseppe di Arimatea nel chiedere a Pilato il tuo corpo, il quale, altrimenti, sarebbe finito in una fossa comune riservata ai criminali. Giuseppe, invece, insiste perché Tu possa ricevere l'onore della sepoltura.
Ti ringraziamo Padre per tutti coloro che in tutte le parti del mondo onorano i corpi dei defunti con una sepoltura degna. Grazie per chi prepara i corpi all'ospedale. Grazie per chi si occupa dell'accompagnamento dei defunti per la sepoltura. Grazie per tutti quelli che pregano per i defunti sconosciuti, abbandonati, morti da soli. Grazie perché sei con noi nella vita e nella morte.

Padre nostro

 

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Sabato              

17 marzo 2018

"Siamo dei salvati ..."