Sabina


«L’incontro con Gesù mi ha dato la gioia, il senso della vita, la libertà di parlare di Dio e la volontà di fare qualcosa di bello per gli altri e con gli altri»

Sono Sabina e vengo dalla Slovenia. Sono nata in una famiglia cristiana e ho sempre avuto il dono della fede. Negli anni del liceo andavo alla Santa Messa della domenica, però mi mancava qualcosa, desideravo di più. Nell’età in cui ci si inizia a chiedere: “Chi sono, dove vado, cosa voglio fare nella vita?”, mi sentivo persa e la scuola e il lavoro non mi bastavano. Non c’era un gruppo di giovani nella mia parrocchia e con gli amici che avevo non si poteva parlare di Dio. Ogni tanto uscivo con loro per andare a qualche festa e, anche se non c’era niente di male, dopo mi sentivo più vuota.
A ventun’anni sono andata con un gruppo di studenti a fare un’escursione in una grotta e lì abbiamo avuto un incidente in cui una ragazza ha perso la vita. Nel momento del pericolo, di fronte al mistero della morte, mi è passato per la testa solo un pensiero: “Signore, non posso morire oggi perché non ho fatto ancora niente di buono nella mia vita”. Questo è stato l’inizio della mia ricerca più seria di Dio, della mia conversione più profonda. Da quel momento ho deciso che volevo vivere in modo tale da poter un giorno morire in pace, sapendo di aver usato bene il prezioso dono della vita. Ho conosciuto i primi giovani che pregavano e cercavano di vivere sul serio la vita cristiana; poi ho incontrato un santo sacerdote che ha risposto alle mie domande e sono andata per la prima volta nella vita a vivere un ritiro in silenzio. Lì, ho incontrato Gesù da vicino e ho sentito il suo grande amore per me. Ho capito che Lui mi ama così come sono, che non ho bisogno di provare ad essere un’altra, che non ho bisogno di maschere. L’incontro con Gesù mi ha dato la gioia, il senso della vita, la libertà di parlare di Dio e la volontà di fare qualcosa di bello per gli altri e con gli altri. La mia vita è cambiata: da ragazza timida e chiusa sono diventata attiva, dedicando tanto tempo agli scout e a un gruppo cristiano. Ho dedicato sempre meno tempo agli studi e in casa vivevo un po’ come in un “albergo”. Pensavo che ci fossero cose più importanti da fare e mi sembrava di perdere tempo con le pulizie e gli altri lavori di casa. Pensavo: “C’è mia mamma che li fa volentieri”. Gli anni passavano e vivevo una vita abbastanza piena e felice, fra varie attività: il lavoro come maestra a scuola, gli amici con cui si pregava e condivideva... però continuavo a sentire nel cuore che doveva esserci qualcosa di più. Cercavo il posto giusto per me, dove avrei potuto dare tutto e vivere in pienezza. Sentivo il bisogno di imparare ad amare di più. Vivevo delle giornate bellissime sia con i capi scout che con gli amici del gruppo cristiano ma, quando finivano, la mia domanda era sempre la stessa: “Perché non si può vivere sempre così, insieme?”.
Il mio primo incontro con la Comunità Cenacolo è avvenuto durante un pellegrinaggio a Medjugorje: mi hanno toccato profondamente la testimonianza dei ragazzi e quelle “forti” catechesi di Madre Elvira che parlava della donna. Due anni dopo ho chiesto di poter fare un’esperienza durante le vacanze. Qui ho trovato tutto quello che “sognavo”, anche più di quanto potessi immaginare: tanti fratelli e sorelle, una casa aperta a tutti, dove si vive, si lavora, si prega e si fa festa insieme. Così, dopo un mese, sono tornata a casa solo per lasciare il lavoro e comunicare alla famiglia e agli amici più vicini che avevo finalmente trovato il “mio” posto. Nella vita in fraternità ho scoperto la bellezza di vivere povera fra i poveri... poveri “di dentro”, liberi di ammettere i propri sbagli, di chiedere perdono e ricominciare. Oggi sento tanta gioia nel cuore che nasce dalla certezza che sto usando bene il tempo della mia vita, che è proprio “vita piena”. Ho imparato che si può fare tutto con amore; sì, anche le pulizie delle stanze e tutti i lavori di casa. Dopo due anni di cammino ho dato la mia disponibilità per le missioni. In questo modo si è realizzato anche un mio “vecchio” desiderio di fare qualcosa per i bambini che nessuno vuole; da sempre questa grande ingiustizia mi toccava tanto e a volte pensavo: “Se soffro così per quei bambini, magari devo andare io a vivere con loro”. Così ho vissuto sette anni in Perù... mentre oggi mi trovo nella nostra missione in Africa, in Liberia. Tutti i giorni cerco di vivere il presente, di amare un po’ meglio di ieri, di accettare le povertà mie e degli altri, di perdere mille volte le mie ragioni... non è sempre facile, ma la strada della conversione continua, è affascinante. Con i bambini e gli adolescenti la vita è sempre piena: la gioia è grande nel vederli crescere e scoprire le loro capacità; lo stupore mi avvolge nel contemplare come sanno andare subito oltre le situazioni e perdonare facilmente. Sto imparando, come ci ha insegnato Madre Elvira, a fermarmi e ad abbassarmi dinanzi ai più piccoli, per vedere i loro primi “grandi” passi e gioire con loro. Ci sono anche le lacrime, la rabbia, le difficoltà, ma poi c’è sempre il perdono, la pace, la forza della preghiera e della verità... 
e si ricomincia. Ancora oggi, quando prego davanti al Signore, sento tanta gratitudine perché quando cercavo il mio posto nel mondo Lui mi ha detto: “Vieni e vedi!”. Vorrei ringraziare Dio che mi ha fatto incontrare questa scuola di vita e di amore; ringrazio la Comunità perché mi ha accolta senza domande né condizioni; grazie alla mia famiglia e agli amici che hanno rispettato le mie scelte e mi sono vicini ancora oggi