Kevin

Kevin 

Mi chiamo Kevin e vengo dagli Stati Uniti. I miei genitori mi hanno sempre educato alla fede e alle cose “giuste”della vita; quando ero piccolo facevo il chierichetto a Messa e a volte mi interrogavo circa la vocazione sacerdotale. Per via del lavoro di mia mamma ci siamo spostati in numerosi Stati dell’America.Quando avevo otto anni,i miei genitori si sono separati e sono rimasto con mia mamma in Virginia, mentre mio padre si è spostato in Tennessee. Questo è stato un momento duro da affrontare, l’ho sempre tenuto dentro di me senza realmente rendermi conto di quanto questo
in realtà mi facesse soffrire. All’età di dieci anni mia mammaha iniziato a frequentare un altro uomo e dopo un anno si sono sposati. Un anno dopo ci siamo trasferiti nuovamente e a quel punto eravamo come due famiglie. Era una cosa difficile da accogliere, a scuola mi sentivo diverso e non accettato.Da lì qualcosa è cambiato: ho iniziato a non interessarmi più degli studi e sono stato sospeso. Ho iniziato a “mascherarmi” persentirmi accettato dalle persone del quartiere molto povero in cui vivevo. In casa fingevo, facendo credere che tutto andasse bene,ma non era così. Alle scuole superiori ho iniziato a fumare marijuanae a bere, illuso che questo mi avrebbe aiutato a stare meglio con gli altri, ma in realtà tutto è andato peggiorando. Mi sentivo bene con gente comeme: credevo che quella sarebbe stata la mia vita, e così ho iniziato ad entrare in diverse bande del mio quartiere. All’età di sedici anni sono stato arrestato per la prima volta e messo in un carcere minorile. Da quel momento sono entrato e uscito più volte da carceri minorili e programmi di riabilitazione, ma non intendevo neanche cambiare vita. Mentivo per ogni cosa e mi sono allontanato dalla fede e dalla mia famiglia. Ogni tanto provavo a rimettermi“a posto”, a riprendere glistudi, ma dopo poco tornavo ad essere lo stesso, se non peggio. A diciannove anni sono entrato in prigione per la prima volta, ed è stato l’inizio di una spirale, continuata poi per cinque anni, di cui tre anni e mezzo vissuti “dentro”. Il tempo del carcere è stato di grande sofferenza: sono diventato privo di ogni tipo di emozione,ho smesso di ascoltare il cuore e mi sentivo ormai senza speranza,pensando che avrei speso il restodella mia vita entrando e uscendo dalla prigione. L’ultima volta che sono stato arrestato sono venuto a conoscenza della Comunità Cenacoloe mi è sembrato che fosse la risposta alle mie preghiere. Appena uscito ho provato a entrare in Comunità, ma ancora una volta sono scappato e mi sono persodi nuovo nella droga. Questa volta ho veramente toccato il fondo. Sono stati i dieci mesi più buidella mia vita e nel momento in cui mi trovavo a dover rientrare in prigione per l’ennesima volta, qualcosa dentro di me è cambiato: ho sentito nel cuore la forza di riprovare ad entrare in Comunità e oggi sono sicuro che è stato grazie all’intercessione di Maria. L’inizio è stato molto difficile: lasciareil mio vecchio stile di vita, le persone del mio passato, vivere “pulito”, fidarmi degli altri...Ero comunque così disperato e desideroso di una svolta nella vita che ero pronto ad accogliere la proposta della Comunità e l’aiuto
dei fratelli. Ho preso coscienza delle mie povertà, delle mie fragilità e della mia infelicità. Ho riscoperto la gioia nelle piccole e semplici cose, ho ritrovato il sorriso sul volto e la felicità nel cuore, mi sono sentito di nuovo vivo. Mi ricordo bene che dopo circa otto mesi che ero in Comunità per la prima volta ho pianto davanti a Gesù Eucaristia proprio perché mi sono reso conto che ero alla Sua presenza e che Lui mi stava realmente aiutando. È stato in quel momento che qualcosa
in me è cambiato e che ho deciso di fare bene questo cammino. Credo che la cosa più preziosa che il cammino comunitario mi ha donato sia la mia relazione con Dio. Grazie all’Adorazione Eucaristica, che ho sempre vissuto in modo costante, sento che finalmente ho un’amicizia profonda con Gesù a cui posso dire tutto. Ora voglio continuare a crescere nella fede, servendo ed amando i miei fratelli. Dopo quasi tre anni di cammino ho ricevuto il grande dono di trascorrere un tempo in Europa, nella Casa Madre di Saluzzo, e di partecipare ad un pellegrinaggio a piedi a Częstochowa. Per molto tempo ho pregato Maria di poter vivere un’esperienza che mi avvicinasse a Lei e grazie a questo pellegrinaggio sento che è veramente accaduto. Prima del mio ritorno in America ho potuto incontrare e salutare Madre Elvira. Questo è stato uno dei momentipiù felici della mia vita. Sarò sempre grato alla Comunità per tutte le opportunità che mi sono state offerte nel cammino. Oggi accolgo la mia vita come un dono e trovo gioia nel donare me stessoad altre persone. Ogni giorno mi
sveglio felice dicendo: “Buongiorno, Spirito Santo!”. La Comunitàmi ha dato gli strumenti per affrontarele difficoltà. Oggi ho speranza per la mia vita e so che Dio ha una chiamata per me.
Grazie, Comunità Cenacolo, e grazie, Signore Gesù!