Sébastien

 

sebastienBuongiorno a tutti, mi chiamo Sébastien. Sono belga e ho trentanove anni. I miei genitori hanno sempre cercato il meglio per noi. Ho avuto una bella gioventù, circondato da tanti amici. Quando avevo quindici anni ci siamo trasferiti. I miei hanno costruito una bella casa, era un passo per migliorare su tanti punti di vista, ma allo stesso tempo ci ha portato tante preoccupazioni, tali che mio padre ha avuto una depressione. Proprio in questo periodo ho iniziato a fumare la cannabis. Pensavo di trovare più gioia nello stare insieme ai miei amici invece che in casa, dove c’era un ambiente negativo e pesante. Anni dopo ho capito che questa sofferenza veniva dal tentativo dei miei genitori di darci una vita migliore; ma nella mia testa, in quel tempo, c’era solo il fatto di non riconoscere più mio padre. Da quel periodo sono successe tante situazioni che mi hanno portato sempre più lontano dalla mia famiglia. Le uscite in discoteca, le droghe come l’ecstasy e la cocaina, la perdita di alcuni tra gli amici più cari. A diciotto anni ho iniziato a lavorare perché a scuola non ero motivato. Così ho iniziato a mettermi delle “maschere”: continuavo a fare feste e a drogarmi, ma mi dicevo che nessuno poteva dirmi qualcosa perché in fondo lavoravo sempre e badavo a me stesso. Dopo tanti anni di questo tipo di vita sbagliata, confrontandomi con mio padre, mi sono reso conto che chiaramente avevo un problema grave di droga. Così gli ho detto: «Trovami un centro o una clinica e ci andrò!». Così, ho girato più di sei cliniche in dieci anni, ma sempre ricadevo. Stavo bene, trovavo lavoro, iniziavo a bere qualche birra ed era finita. Un giorno ho litigato con mio padre e tre mesi dopo lui si è tolto la vita. Da quel momento ho iniziato a vivere come se non avessi più niente da perdere, anche se avevo ancora mia madre, mio fratello e tutta la mia famiglia. Poi un giorno, parlando con mia madre al telefono, mi ha comunicato che anche lei non ce la faceva più, che se si andava avanti così sarebbe morta anche lei. Il fatto di sentire mia madre dirmi questo ha risvegliato in me qualcosa. Mi sono ribellato contro questo male in cui ero sprofondato e ho gridato: “Non voglio morire, ma non riesco ad uscirne!”. Il giorno dopo, mia madre mi ha parlato della Comunità Cenacolo e mi sono detto: “Se c’è un Dio, Lui mi sta tendendo la mano!”. Ho iniziato, così, il mio cammino di rinascita nel quale ho imparato talmente tante cose che non basterebbe un libro per scriverle tutte. Il ragazzo che mi è stato vicino quando sono entrato, il mio “angelo custode”, mi portava in cappella la sera per ringraziare Dio per la giornata. Mi spiegava che dovevo iniziare a parlare della mia vita con Gesù. Penso che lì è iniziata la mia conversione profonda, che non è avvenuta in un istante ma poco a poco, fidandomi di quello che mi veniva proposto per il mio bene. Pian piano ho cominciato a pregare, particolarmente nell’adorazione eucaristica la notte, e sentivo che quel momento con Dio mi dava la forza per superare ogni difficoltà vissuta nella giornata. Ho sempre avuto un carattere molto forte, e grazie al dialogo con Dio ho potuto lavorare su me stesso e trovare la pace con i fratelli. Un’altra cosa che ho imparato è che la gioia nasce dallo “scomodarmi”. Impegnarmi a condividere quello che vivo è stato un grande passo per me: mi ha permesso di liberarmi e mi ha insegnato a voler bene alle persone attorno a me. Oggi sto scoprendo la mia paternità aiutando, nel mio piccolo, i fratelli più giovani con le loro difficoltà, e questo mi fa amare sempre di più la vita. Ringrazio lo Spirito Santo che mi guida e i fratelli con cui vivo ogni giorno che mi consigliano le scelte giuste da fare. Il rapporto con mia madre è rinato, come se tutte le tenebre passate non ci fossero mai state. Un passo che ha guarito alcune mie ferite è stata l’amicizia nata con alcuni papà di altri ragazzi o amici della Comunità. In queste relazioni ho rivissuto tanti momenti di vita con mio padre ed ho capito e perdonato molte cose. La riconoscenza che ho verso Dio e la Comunità è difficile da esprimere, perché sento di avere ricevuto una nuova vita, un dono inestimabile. Sono proprio felice di vivere, grazie!
Sébastien