Keri


kery

Mi chiamo Keri, ho ventitré anni e vengo da New York. Quando ero molto giovane ho perso mia madre, e mio padre non era in grado di prendersi cura di me perché era alcolizzato, quindi sono andata a vivere con mia nonna. Lei era davvero come una madre per me ed era di origine ebraica: anche se non parlavamo mai di Dio o di preghiera, ricordo che festeggiavamo, però, alcune feste della fede ebraica. Quando avevo sette anni mia nonna si ammalò gravemente di cancro e non poteva più tenermi con sé. Così, sono andata vivere in affidamento con un’altra famiglia. Questo momento della mia vita è stato molto difficile per me; essendo bambina, non sapevo come gestire tutte le emozioni che vivevo: avevo già perso mia madre, non potevo contare su mio padre e ancora staccarmi da mia nonna per stare con una famiglia tutta nuova... tutto questo causava tanta tristezza dentro di me. Ho imparato allora a “spegnere” le mie emozioni e a distrarmi con altre cose. Ero brava a scuola e quindi usavo questo per sentirmi capace e riempire i vuoti che avevo. Al liceo ho iniziato ad avere una doppia vita: avevo degli amici che studiavano molto come me e lavoravano con impegno, ed altri invece che si drogavano. Quando ho provato la droga, la mia discesa in quel mondo di male è stata veloce: rapidamente, nel giro di una settimana, la usavo tutti giorni. Non sapevo come affrontare la vita e tutto il dolore che portavo dentro; questa “droga” mi sembrava una via di fuga fantastica. Quando avevo sedici anni mia nonna morì e perderla per sempre fu per me molto difficile. Non mi importava più di vivere e per quattro anni entravo e uscivo da vari centri di riabilitazione, ospedali e istituzioni per disintossicarmi dall’eroina e da tante altre droghe pesanti. Era un periodo di buio totale e solo per grazia di Dio sono ancora viva. Caduta al punto più basso, ho provato a togliermi la vita perché non riuscivo ad accettare tutti i miei sbagli. In quel momento una mia zia che aveva conosciuto la Comunità a Medjugorje, me ne parlò. All’inizio non ero convinta, ma era la mia ultima possibilità perché, dopo essere stata arrestata, il giudice mi aveva permesso di evitare il carcere entrando al Cenacolo. Entrare in Comunità è stato molto difficile per me, specialmente venendo da una vita di menzogne, peccato ed egoismo. Ho fatto fatica ad adattarmi, particolarmente perché ero cresciuta senza preghiera e non ero cattolica. Però, nelle ragazze che erano lì da più tempo vedevo una luce e una speranza che non avevo mai incontrato prima. Mi sono impegnata a fare tutto quello che proponeva la Comunità, a lavorare bene, a servire gli altri e a vivere nella verità, però rifiutavo la preghiera. C’è stato un momento, dopo circa otto o nove mesi di cammino, che mi sembrava di sentire la stessa disperazione che avevo prima di entrare. Questa volta, invece di scappare, ho chiesto aiuto a Dio. Mi piace tanto la musica, quindi ho scritto una canzone come preghiera. Per la prima volta mi sono sentita ascoltata e capita da Dio. Ero lì, davanti a Gesù Eucaristia, e tutto è iniziato a cambiare. Piano piano ho cominciato a credere, a pregare, a sperare e a fidarmi che c’è un Dio vivente che ci ama, che vuole guarirci e che vuole che siamo felici. Dopo due anni di cammino ho ricevuto il grande dono del Battesimo, ho potuto ricevere la prima Comunione e la Cresima. È stato un momento molto forte perché sentivo davvero che Gesù mi aveva lavato da tutti i miei peccati del passato e mi aveva ridato una vita nuova in Lui. Un altro momento forte è stato quando, dopo tantissimi anni, è venuto a visitarmi mio padre biologico.Ho fatto come Madre Elvira ci ha insegnato: l’ho abbracciato forte, contando fino a “sette”... e abbiamo pianto tutti e due. C’è stato un perdono condiviso senza bisogno di parole: si è sentita tanta guarigione per entrambi. Da quel momento ho cercato di entrare più profondamente nella preghiera perché ho capito che la sorgente della vita viene veramente da Gesù. Quando sono arrabbiata, davanti a Gesù vedo la verità; quando sono impaziente con qualcuno, lì trovo di nuovo la pace, chiedo scusa e vado avanti. La Comunità mi insegna a vivere la vita cristiana in modo molto concreto. Attraverso l’amicizia posso cambiare, amare, essere amata e incontrare Gesù nelle persone che ho attorno a me. In questo ultimo periodo ho ricevuto il grandissimo dono, insieme ad un gruppo di ragazze americane, di stare qualche mese in Italia, nella Casa di Formazione, dove vivono le suore e Madre Elvira. Ho scoperto che in ogni fraternità della Comunità ci si sente come in una grande famiglia. Adesso, invece di scappare dalla vita, voglio abbracciarla. La mia vita è un dono di Dio e voglio viverla in pienezza! Oggi non mi sento perfetta e so che non tutto è completamente guarito; so che ci sono ancora tanti passi da fare, ma sono felice perché so che sono amata e tutti i giorni posso ricominciare in una famiglia che è unita in Cristo. Grazie!