Vesna

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Mi chiamo Vesna, vengo dalla Slovenia, ho ventisei anni e sono felice di poter testimoniare la mia vita risorta. Sono seconda di quattro figli e sono cresciuta in una famiglia cristiana. Già da piccola avevo un carattere chiuso e avevo paura di quello che non conoscevo. Crescendo, nell’età dell’adolescenza, ho avuto qualche problema a scuola e ho provato a parlarne con i miei genitori, ma non mi sono sentita accolta e così ho scelto di chiudermi. Mi sono sentita rifiutata dalla famiglia e da Dio, domandandomi se Lui veramente esistesse. Ho riprovato di nuovo, ma vedendo che alla fine ero sempre più ferita, non ho parlato più di quello che vivevo, per proteggermi. Così gli anni passavano e, anche se esteriormente sembrava che andasse tutto bene, dentro si stavano accumulando tristezza, rabbia e solitudine. Sono entrata in una depressione dalla quale non sapevo più come uscire. Tutto ha cominciato a riflettersi sul mio corpo: iniziavo ad avere attachi di panico e non riuscivo più a confrontarmi con le persone. Anche solo entrare in un negozio mi creava angoscia, ero piena di paure, paranoie, non credevo più in me stessa e non riuscivo più a parlare. Nella mia testa risuonava sempre la frase di mio papà: «Vesna, la tua vita non ha senso perché ancora non hai incontrato Gesù!». Ma per orgoglio e per le ferite non ho voluto scegliere la strada della fede, pensando di uscirne da sola. Non ho mai voluto andare da uno psichiatra né prendere antidepressivi, sapendo che non sono i medicinali che possono dare senso alla mia vita. Ho cominciato ad andare all’università e con le mie forze provavo a superare paure e paranoie. Vedevo che dentro di me, però, restava un vuoto che niente riempiva. Non ho mai voluto armi vedere dalla mia famiglia così, ma loro hanno visto il mio bisogno e mi hanno proposto la Comunità. Era il passo di Dio verso di me, visto che io non volevo andargli incontro. Ho riflettuto e mi sono detta la verità: ho bisogno di Gesù e non voglio più vivere la vita così! Entrando in Comunità, ho fatto tanta fatica. Mi vedevo bloccata con gli altri e con me stessa, non riuscivo ad aprirmi. Il mio primo anno nella casa di Vrbovec l’ho passato in silenzio: soffrivo e mi sembrava che niente potesse cambiare. La forza per lottare e andare avanti la prendevo davanti al Santissimo, pregando per il dono della libertà. Le ragazze sono state un grande esempio per me e mi hanno dato la voglia di resistere e di perseverare. Sono poi stata trasferita a Medjugorje dove mi sono trovata in una casa molto diversa, più aperta. Dopo un po’ ho dovuto testimoniare ai pellegrini la mia storia, anche se ancora faticavo a parlare. Sono andata in cappella e ho chiesto aiuto alla Madonna, non credendo in me stessa. Così, per la prima volta, sono riuscita a parlare davanti a 70 persone! Durante la testimonianza sentivo la forza di superarmi e aprirmi, consapevole che questa grazia era arrivata da Maria. Ho sentito qualcosa che si è “smosso” nel mio cuore e pian piano ho iniziato ad aprimi sempre di più con le sorelle. Il miracolo che la Madonna ha compiuto in questo luogo benedetto è stata la mia guarigione profonda: con il suo aiuto ho trovato la forza di superare le situazioni dove prima vivevo angoscia e ansia, la forza di abbracciarmi, perdonarmi e amarmi per quella che sono. Da Lei ho imparato che la vera conversione e guarigione è imparare a vivere la vita quotidiana accogliendo le gioie e i dolori, lasciando che tutto sia poi illuminato dalla fede. Oggi sono guarita e mi sento risorta! Le mie preghiere non sono più delle richieste, ma sono dei ringraziamenti. Mi sto impegnando affinché le testimonianze diventino ringraziamento e lode a Dio, e desidero che la mia vita quotidiana diventi preghiera concreta. Sono felice che il mio dolore si sia trasformato in gioia, sono grata che la Comunità abbia aiutato sia me che la mia famiglia, che mi sostiene camminando parallelamente con me. Grazie alla Comunità ho incontrato Dio, ho cominciato ad amare me stessa e oggi posso dire che mi amo, mi perdono e mi voglio bene. Grazie!