Alain


alainMi chiamo Alain, ho ventisei anni e vengo dalla Svizzera. Se penso alla mia infanzia ricordo che avevamo sempre tutto e non ci mancava mai niente riguardo alle cose materiali. Ho tre fratelli nati dal secondo matrimonio di mia madre, e con loro avevo sempre un buon rapporto. Anche se la differenza d’età era molto grande, mi sentivo vicino a loro. Il rapporto con mia madre, sin da quando sono nato, era sempre forte. Quando avevo dieci anni i miei genitori hanno divorziato e sono andato a vivere con mia madre e un fratello. Il rapporto con mio padre era sempre difficile perché era un uomo molto duro. Aveva anche problemi con l’alcool e non mi sentivo libero con lui. Poi mio padre ha trovato un’altra donna con cui ha costruito una nuova famiglia, e quando passavo i fine-settimana da loro vivevo molta gelosia verso i loro figli. In generale vivevo tanta confusione e a causa dei continui litigi tra i miei genitori mi sentivo “tirato” da una parte all’altra. Provavo sempre a difendere sia mia madre che mio padre, ma dentro ero lacerato; così, lentamente ho iniziato ad allontanarmi dalla mia famiglia. In più, anche il nuovo compagno di mia madre aveva problemi con l’alcool ed era molte volte arrabbiato. Ero già abbastanza perso nella vita e a scuola non mi trovavo bene, e nel contatto con gli amici ho iniziato a bere e a fumare. Mi sembrava fosse solo per divertirmi un po’, però in realtà in questo modo scappavo dalle sofferenze che vivevo e dalle mie difficoltà. Anche in casa ho iniziato a mentire per nascondere i problemi che avevo a scuola. Terminata la scuola, ho iniziato a lavorare per conto mio e riuscivo a “fare” anche tanti soldi. Litigavo sempre di più con mia madre e perciò sono andato a vivere da mio padre. Lì ho trovato più libertà: facevo quello che volevo e, nonostante tutti i guai che combinavo, sono riuscito a incontrare una brava ragazza molto credente. Ci amavamo molto e sono anche riuscito a smettere di drogarmi per un po’ di tempo. Sentivo, però, riemergere lo stesso vuoto dentro di me e non trovavo il senso e la gioia di vivere. Pian piano sono ricaduto nuovamente nella droga e questa volta nell’eroina. Ero ancora minorenne e pensavo di poter controllare tutto nascondendolo alla mia famiglia e alla mia ragazza, ma alla fine ho perso tutto: il lavoro, la ragazza, l’appartamento, ma soprattutto la dignità. I miei genitori hanno così scoperto la realtà e nella disperazione mi sono fatto aiutare. Dopo un anno in diverse istituzioni e sulla strada, mia madre mi ha fatto conoscere la Comunità Cenacolo che lei aveva incontrato a Medjugorje. Disperato com’ero, non avevo più altra scelta. Ero molto interessato a conoscere questa comunità cristiana; mia mamma mi aveva sempre trasmesso la fede e pregava con me sin da quando ero piccolo. Da subito mi ha colpito vedere i ragazzi pieni di entusiasmo e di voglia di vivere. Questo ha fatto nascere in me la speranza di ritrovare una vita nuova dopo tanti fallimenti. Grazie all’amicizia vera dei fratelli ho imparato a superare le mie paure, le mie chiusure e la mia timidezza, che erano le ragioni per le quali “scappavo” nella droga. Il vedere dei piccoli cambiamenti mi ha fatto acquistare più fiducia in me stesso. Ho iniziato a conoscermi attraverso le difficoltà che vivevo e mi rendevo sempre più conto che dovevo fidarmi di quello che mi veniva proposto, certo che perseverando avrei raccolto i frutti. Un’esperienza molto importante per me è stata la prima volta in cui ho dovuto essere l’“angelo custode” di un ragazzo giovane appena entrato. Non sapevo come comportarmi, ero molto impaziente e non mi sentivo capace di amare e di voler bene al ragazzo che mi era stato affidato. Mi sono reso conto di quanto ero povero nell’amore. Accorgendomi di questo ho capito che dovevo imparare ad accettare non solo le mie povertà ma anche quelle degli altri. Ho iniziato a vedere il bene che c’è negli altri e nello stesso tempo ho iniziato a comprendere meglio le povertà di mio padre. Dopo il mio trasferimento nella casa di Ars, in Francia, ho ricevuto il dono di rivedere  per la prima volta mio padre. Con l’abbraccio prolungato che ci siamo dati ci siamo davvero perdonati e da quel momento non ho più messo in discussione di essere un figlio amato. È cresciuta in me sempre più la voglia di diventare buono e di imparare ad amare, senza pretendere nulla in cambio. La gioia nel donarmi agli altri l’ho scoperta in Comunità, e ogni giorno continuo a imparare nuove cose per maturare nella responsabilità verso la mia vita e quella degli altri. La preghiera è diventata una parte molto importante nella mia vita e mi aiuta a dire ogni giorno il mio “eccomi”. Grazie all’amicizia con Gesù ho finalmente una guida sicura nella vita, un punto di riferimento stabile. Se penso a com’ero quando sono entrato e a come sono adesso... riconosco che sono un miracolo! Quanta fiducia ho ricevuto e quanti insegnamenti importanti ho potuto imparare: soprattutto a resistere nei momenti di difficoltà e di sofferenza, a non scappare più dalla croce, ma, guardando a Gesù Crocifisso, a trovare la forza di perseverare. Ringrazio tanto i miei fratelli nel cammino che mi amano e mi accettano così come sono. Grazie, Madre Elvira, perché con il tuo “eccomi” hai donato la tua vita al Signore e anche a tutti noi giovani disperati e alla ricerca della vera vita! Vi voglio bene!