Earvin


earvinSono molto felice di poter condividere con voi la mia storia. Mi chiamo Earvin, sono nato a Parigi dove ho vissuto fino a tre anni con mia madre, francese originaria delle Guinea. Essendo in una situazione molto precaria, non riusciva a mantenermi e le fu proposto di affidarmi per due settimane ad una famiglia benestante della Francia centrale. Sono andato lì e queste due settimane si sono trasformate in vent’anni. Ho avuto la grande fortuna di essere adottato da una famiglia che mi vuole bene, e questo mi ha anche permesso di ricevere tanto a livello di educazione e di attività, che non avrei mai svolto se fossi rimasto con mia madre. Malgrado tutto, sono cresciuto con un continuo vuoto dentro di me. Ero tanto ansioso, pieno di paure, e più che altro non riuscivo a sapere chi ero. Sognavo di avere gli occhi blu e i capelli biondi come mia madre adottiva. Senza personalità, cercavo il senso della vita negli occhi degli altri facendo di tutto per piacere a tutti. Il non accettarmi provocava sempre più rabbia dentro di me e quando qualcuno, in particolare mia madre adottiva, mi mostrava la verità di chi ero, “scoppiavo” con tanta violenza. Verso i quattordici anni ho iniziato a scappare di casa, ribellandomi a tutto e a tutti, essendo anche a volte violento. Dopo alcuni anni di disperazione mi sono trovato solo, per strada; avevo diciassette anni e da quel momento sono caduto sempre più in basso, cercando di farla pagare a tutti. A ventun’anni ho chiesto aiuto perché “avevo toccato il fondo”. Sono partito per Lourdes in auto-stop, senza soldi, né telefono, né indirizzo dove andare, ma con la certezza di trovare qualcuno che mi avrebbe aiutato. Avevo letto il libro di un uomo francese, Tim Guenard, dal titolo “Più forte  dell’odio”, e mia madre mi aveva consigliato di andarlo a trovare. Arrivato fino a casa di Tim, sua moglie ha fatto di tutto per aiutarmi. Ricordo di averle detto che ero pronto a dormire davanti alla porta finché non mi aiutava. Grazie a loro sono entrato in Comunità. L’inizio del mio cammino è stato “forte” perché ho trovato degli amici veri, un senso profondo di gioia di vivere malgrado le poche comodità, e ho imparato anche dei lavori manuali che mi mostravano le mie capacità ridonandomi dignità e fiducia in me stesso. Però ero il solito: facevo il bravo ragazzo per farmi vedere, seguendo bene le regole della Comunità, ma non mi bastava e il vuoto era sempre presente. Il mio responsabile, sempre attento e presente, mi indicava ogni mio errore per aiutarmi a vedere ciò che dovevo fingevo di accettarlo, sorridendo, ma dentro “bruciava” tutto! Un giorno non sono più riuscito a fingere e sono “scoppiato” di rabbia, lanciandogli un bicchiere in faccia. Sono scappato nascondendomi e dopo un po’ di tempo lui è arrivato da me, chiedendomi scusa per primo. Ma  soprattutto mi ha detto: «Earvin, ti voglio bene anche quando sei così!». Quell’atto di misericordia mi ha trafitto il cuore. Non riuscivo a capire! Ma da quel giorno ho iniziato il mio cammino, ho capito che Dio mi ama così come sono e quello mi ha cambiato la vita. Chi sono io per non volermi bene se Dio mi ama così come sono? Ho iniziato ad accettarmi e a vedere quanto Lui, la sua tenerezza, il suo amore, siano sempre stati presenti nella mia vita. Il sentirmi bisognoso dell’amore di Dio mi ha fatto incontrare la medicina per il mio vuoto: pregare! La mia famiglia biologica era musulmana, perciò non ero battezzato, e dopo anni di cammino ho chiesto di ricevere il Sacramento del Battesimo, non per voler essere uguale a tutti ma per essere me stesso! Così, dopo tanta attesa ho ricevuto il dono del Battesimo nella fraternità di Lourdes. L’essere me stesso mi ha permesso di incontrare l’amore della mia famiglia adottiva e, lasciandomi amare da loro per la prima volta, mi sono sentito figlio amato! Oggi rimango in Comunità perché vedo che cambiare del tutto richiede tempo, pazienza e lavoro su se stessi. Non so ancora la volontà di Dio su di me ma ho la certezza che sono un suo miracolo e voglio seguirlo per tutta la mia vita lodando, servendo e cantando “Je t’aime, Seigneur!”.