Quando Elena aveva nove anni, io e suo papà ci siamo separati. Da allora sono emersi i primi problemi. Quando era piccola, mi chiedeva spesso di fermarmi a giocare con lei, ma io non avevo mai tempo. Dovevo sempre correre a lavorare, dovevo guadagnare abbastanza per poterci permettere una vita agiata. La sera tornavo stanca e non avevo più energie per giocare. Non avevo pazienza di aspettare i suoi tempi, e anche quando in cucina chiedeva di aiutarmi io le dicevo di lasciar stare perché ci voleva troppo tempo. Allora la riempivo di giochi e di regali per compensare. In seguito sono iniziati i problemi con la scuola, le bocciature un anno dopo l’altro. Ricordo la mia insistenza nel pretendere che lei riuscisse a tutti i costi. All’inizio cercavo di aiutarla, spendendo soldi per le ripetizioni e accontentandola con regali, vestiti, cellulare...ma le cose peggioravano sempre di più. I rimproveri, anche pesanti, e i litigi tra noi erano diventati la quotidianità. Quando mi parlava era solo per arrivare al suo scopo: uscire con strane compagnie e avere dei soldi. Quando ho saputo che si drogava,mi sono sentita persa, sola e disperata. Mi sono ricordata delle testimonianze dei ragazzi della Comunità ascoltate a Medjugorje.Ho avuto la sensazione di sentirmi nel posto giusto, di potermi fidare e dovermi rieducare come genitore. Ho accolto tutto quello che mi veniva chiesto, anche se mi costava tanta fatica e tanto dolore. Non è stato facile dover ammettere di aver sbagliato tanto, soprattutto nel cercare di rimediare agli sbagli con le cose materiali. Oggi capisco che tante cose le volevo io, non mia figlia. Ora, dopo tre anni di cammino, devo dire che tantefatiche stanno dando tanti frutti. Ho ritrovato la gioia di vivere insieme a mia figlia: siamo risorte insieme. Ci possiamo abbracciare e guardare negli occhi senza nasconderci più dietro a delle maschere. Ora so che non saremo mai più sole, perché Dio, nostro Padre, è e sarà sempre presente tra noi. (Dalla rivista Resurrezione)

Mamma Diana