Davide e Stefania



davide e stefaniaSiamo entrati in Comunità agli inizi del 1999, entrambi “a pezzi” perché tutti e due avevamo vissuto insieme il male della droga. Avevamo toccato il fondo, conoscevamo il rifiuto della vita, il dolore e la sofferenza. Ricordiamo ancora quando ci guardavamo e con la tristezza negli occhi urlavamo la nostra disperazione, come quando nella parabola de “Il figliol prodigo” il figlio “urla” a Dio chiedendo aiuto. Ripensando al nostro passato, capiamo la grandezza di Dio perché pur lasciandoci sempre liberi, aveva già scritto un bellissimo progetto per noi: bisognava solo seguirlo. Grazie a “mamma” Elvira tutto si è concretizzato; guardando nei suoi occhi, abbiamo subito sentito quel grande amore che avvolge una madre e un figlio, un amore che entrambi abbiamo potuto percepire intensamente da lei: un amore vero, libero, che ti conosce nel profondo, senza interessi, che ti avvolge riscaldandoti e rincuorandoti. Nei primi tempi le mie preghiere erano rivolte a Davide, alla sua vita e al suo cammino; in un secondo momento, grazie agli insegnamenti della Comunità, io Stefania ho  capito che dovevo iniziare a portare le mie sofferenze e le mie difficoltà sotto la Croce, perché dovevo diventare una donna e una mamma forte, umile, altruista, che si scomoda sempre per coloro che ama. Inizialmente facevo le cose cercando di obbedire a ciò che mi veniva proposto, per far contenti gli altri, ma poi dentro di me è cambiato qualcosa. Le cose quotidiane non venivano più fatte per cercare gratificazioni dagli altri o addirittura per piacere a chi mi stava accanto, ma una voce dentro di me mi sussurrava sempre di essere l’“ultima”, di imparare a servire nel silenzio. Questo sicuramente grazie agli insegnamenti di Madre Elvira che si è fatta portavoce di Gesù per insegnare a me che la vera grandezza, regalità e gioia di una donna stanno nel suo servire per amore. Che bello averla  conosciuta, che dono! Non mi stancherò mai di dirlo a me stessa e a tutti, e oggi particolarmente ai miei figli! Anche io, Davide, quando sono entrato in Comunità ero apatico verso tutto, verso la stessa vita; esistevano per me solo la droga e il denaro. Una signora di nome Celeste, una mamma che aveva un figlio in Comunità, mi ha proposto questo cammino di fede. Anche se i primi tempi sono stati duri e tutti in salita, ho percepito che chi mi stava vicino mi voleva bene e mi aiutava senza voler niente in cambio. In un secondo tempo, è nato in me il desiderio di guarire, di essere più buono, di vivere una vita cristiana. Sono entrato nella fraternità di Bari dove ho imparato la costanza e la continuità nel lavoro, nell’amicizia e nella preghiera. Dopo sono stato un tempo a Medjugorje e lì ho capito che dovevo essere più paziente verso tutti, che era importante uscire da me stesso verso chi mi stava accanto. Aiutavamo a volte con delle piccole “barelle” disabili, malati, anziani e bambini a salire e arrivare sul monte Križevac. Questa immagine mi è rimasta nitida anche nel tempo, perché ha insegnato a me e successivamente anche a Stefania, che le nostre fragilità e le nostre povertà vanno portate davanti alla Croce. Quando siamo usciti insieme dalla Comunità, i primi anni sono stati duri perché il mondo fuori ti cattura in un vortice di apparenza, di cose materiali futili, che subito ti attraggono e ti piacciono, ma poi ti lasciano vuoto e triste. Non avere mai abbandonato la frequentazione della Comunità ci ha sempre aiutati a vedere la verità e a ritrovare ciò che il Cenacolo ci aveva insegnato. La prima cosa su cui abbiamo faticato è stata la costanza nella preghiera, e abbiamo cercato man mano di riprenderla, prima da soli e poi nell’unione insieme. Lasciando alle spalle paure e vergogne, abbiamo messo dei “paletti” chiari per costruire nel bene una strada con i nostri figli e con le persone e le famiglie di fuori. Ci rendiamo conto che Gesù, come ci ha insegnato “mamma” Elvira, ha avuto tanta fiducia in noi, perché ci ha donato sei splendidi figli: Cristiana, Giulia, Emanuele, Alessia, Giorgia, Anna Maria. Nel nostro cammino di fede, maturato poco per volta, abbiamo capito come è bello essere genitori perché ti chiede di donarti quotidianamente a chi è più piccolo e più indifeso di te; ti fa crescere e soffrire con loro, abbracciando la croce piccola o grande di quel momento con fede. Nella società in cui viviamo non è facile essere famiglia, però siamo consapevoli che se ci doniamo a chi ci è vicino riceviamo più di quanto abbiamo dato, e con l’amore e la perseveranza diventiamo una luce che accende tante altre piccole luci. Guardandoci ogni giorno negli occhi e vedendo i nostri figli crescere, capiamo che siamo stati “miracolati”. Eravamo “lebbrosi” tanchi e stremati, e ora siamo stati guariti dalle mani di Gesù. Le nostre ferite sono state curate dal cammino comunitario e oggi cerchiamo di testimoniare la bellezza della vita ai nostri figli con l’esempio e la costanza. Sicuramente ci sentiamo e siamo ancora dei poveri “peccatori” che a volte cadono, e invocando il perdono del Signore e chiedendoci scusa tra noi, troviamo la forza di rialzarci per riprendere il cammino. Con la recita del Rosario e la lettura della Parola di Dio ascoltiamo cosa ci vuole dire Gesù. Ogni sera ci riuniamo, Stefania ed io, e recitiamo il Rosario: la vita prende un nuovo sapore e una direzione nel bene con tutti. Grazie, Madre Elvira, perché sei stata scelta da Gesù come  strumento per farci rinascere a una vita nuova. Grazie, Signore, perché oggi siamo papà e mamma di sei splendide creature che lottano per una vita semplice e vera nel bene. Grazie a tutta la Comunità! Vi vogliamo bene assai! Evviva la vita!
Davide e Stefania