Roberto


Ricordo quando lessi per la prima volta la testimonianza di un ragazzo scritta sul giornalino: da lì si è accesa in me una piccola speranza di poter cambiare. Oggi anch’io desidero testimoniare quello che il Signore ha compiuto nella mia vita fino ad ora, e che con forza continua a fare. Mi chiamo Roberto e sono arrivato in Comunità sconfitto, fragile, dipendente dall’alcool; ero convinto di poterlo gestire, invece andavo sempre peggio.

Sono il figlio maggiore di una famiglia che mi ha sempre voluto bene, anche se negli ultimi anni ho fatto molta fatica ad aprirmi con loro per paura di sbagliare o di tradirli. Nell’adolescenza incominciai a mentire e ad allontanarmi dai buoni amici di famiglia; volevo sentirmi indipendente, libero, per divertirmi secondo i miei piaceri. La mia famiglia mi regalò una chitarra che diventò per me lo strumento per stare con gli altri e sentirmi considerato. A volte riuscivo così a superare la mia timidezza e provavo a fare amicizia avvicinandomi agli altri, mentre altre volte, per la paura di mostrarmi per quello che ero, le amicizie fallivano o neppure iniziavano. Suonando mi sentivo accettato e mi sembrava che quello che facevo mi valorizzasse, però non bastava per ritrovare la stima in me stesso. Così, incominciai a frequentare ragazzi che fumavano droghe “leggere” o bevevano per superare le mie stesse paure, dimenticandosi dei problemi; mi sembrava la strada giusta per vivere meglio, con meno difficoltà, e mi illudevo di sentirmi più a “mio agio” tra la gente. Diventavo, però, sempre più falso e solo. Quegli amici infatti lo erano solo per l’interesse di stordirsi insieme la notte.

All’età di vent’anni ero dipendente dall’alcool: mi faceva sentire più disinvolto, con meno paure. Ma andava sempre peggio, soprattutto in casa. Non riuscivo a sollevarmi dalla depressione se non bevendo. Il rapporto con i miei genitori diventava sempre più freddo e triste, e per anni era questa l’aria che si respirava in casa. Mia madre un giorno mi diede una copia di questo giornalino “Risurrezione”, che tenni per qualche anno. A volte lo sfogliavo e leggevo un pezzo di testimonianza: mi rivedevo in quei ragazzi ma avevo paura di lasciare tutto per entrare in Comunità. Un giorno, dopo un brutto periodo, chiuso in casa da giorni, guardando una foto del giornalino provai a dire una preghiera, un’Ave Maria, che a malapena ricordavo: io che non avevo mai pregato mi misi a piangere, poi chiamai mia madre chiedendole aiuto per entrare in Comunità Cenacolo. Riconosco che la forza che ho avuto per compiere i vari passi per entrare non poteva essere solo mia: oggi credo che la mano del Signore mi accompagnava per poter ritrovare il cammino da Lui preparato per me.

Non è stato facile entrare in Comunità, ma vedere la forza di volontà degli altri ragazzi nel rimanere e lottare, vederli pregare e chiedersi scusa, a volte arrabbiarsi ma poi volersi bene, mi ha dato la forza per andare avanti. Sentivo che qui la mia vita poteva ritrovare valore, dignità, pace. Dopo alcuni mesi ho incominciato a pregare e mi sentivo più sereno. Ora, dopo anni, posso “girarmi” indietro e contemplare quello che il Signore ha pensato per me, e posso solo ringraziarlo perché so che non è finita qui. Ora che mi sento voluto bene da Lui, ovunque vado, so dove guardare e in Chi confidare.

Grazie alla Comunità ho riscoperto l’entusiasmo di vivere, di costruire una vita serena, di fare pace con le mie povertà provando sempre a dare il meglio. Anche con la mia famiglia ora mi sento più libero di essere me stesso, dialogando senza paura con loro. Ogni volta che ho avuto l’occasione di vederli, ho sentito che tra loro c’è più unità e per questo li ringrazio. Qui al Cenacolo ho riscoperto il valore della famiglia e la bellezza di crescere insieme. Oggi mi impegno a non scappare più davanti alle difficoltà, consapevole di avere Qualcuno che veglia su di me e mi aiuta a superarle. Ringrazio per tutti i ragazzi che mi hanno aiutato nel cammino e per tutte le possibilità che il Signore mi dona per crescere come uomo e come cristiano.