Samuele

 

Mi chiamo Samuele e condivido con voi la gioia di essere parte di quest’opera benedetta da Dio. Sono nato in una famiglia semplice e di buoni valori, primo di quattro fratelli. Crescendo, in risposta alle tensioni e al senso di inferiorità che spesso vivevo, mi sono indurito e chiuso: anziché usare nel bene quel cuore buono e sensibile, a volte fragile, che Dio mi ha donato, ho scelto la via dell’egoismo e del pensare a me stesso, e quindi la morte interiore.

Con il passare degli anni, pur avendo raggiunto dei traguardi nello studio e nel lavoro, sono rimasto una persona sostanzialmente immatura; in aggiunta a ciò, come risposta ad un mondo che mi sembrava funzionasse solo in base ai soldi e all’interesse, cercavo di mostrarmi freddo e cinico, mentre invece in realtà dentro soffrivo schiacciando la coscienza e rifiutando tanti dei valori ricevuti in famiglia. Da anni Dio per me non esisteva e tutto era più o meno lecito; anche la mia vita affettiva era disordinata, priva di moralità e progetti di vita. Pagavo caro quel vivere mondano: dentro mi sentivo svuotato e mi sembrava che la realtà attorno a me fosse priva di senso, perché io la vivevo così. Infatti, a ventisette anni, la casa costruita sulla sabbia è franata: dopo che ho lasciato il lavoro in Belgio per cui avevo tanto combattuto, dopo che si è chiuso il rapporto con la ragazza e dopo che un’attività in cui ero coinvolto era risultata fallimentare, sono crollato anch’io. Solo la fede dei miei genitori mi ha salvato, trasformando il mio fallimento umano in un’occasione, resa possibile da Dio, perché mi convertissi.

È infatti incredibile come Dio avesse preparato i cuori dei miei genitori ad accogliere questa croce: da pochi anni avevano vissuto una forte conversione iniziata durante un pellegrinaggio a Medjugorje, passando da una fede di tradizione ad una fede concreta. Addirittura avevano sentito parlare, in quell’occasione, Madre Elvira, che aveva baciato le mani a mio padre dopo che lui l’aveva ringraziata. Questo, col senno di poi, i miei genitori lo hanno letto come il “segno” che sarei un giorno “arrivato” al Cenacolo. Ed in effetti, dopo aver provato l’aiuto di uno psicologo e altri rimedi umani, sono andato io stesso a Medjugorje e l’incontro con la Comunità Cenacolo mi ha ridato speranza. Consapevole di non riuscire a rialzarmi da solo, ho maturato la decisione di entrare.

Oggi posso dire che Maria, ascoltando le preghiere dei miei genitori, ha avuto misericordia di me portandomi in questo cammino perché ne avevo veramente bisogno. Nonostante la morte interiore che cercavo di mascherare, quello che sentivo dai sacerdoti, dalla voce di Madre Elvira e che vedevo nei fratelli, è stato come un “getto” di acqua pulita nel mio cuore: finalmente avevo trovato quelle parole di verità, di speranza, di vita che da sempre cercavo e che non avevo mai trovato! La vita comunitaria non è stata così facile: da una parte mi sono scontrato con le mie povertà cercando di accettarmi, dall’altra con l’aiuto dei fratelli ho imparato a superare paure, chiusure, blocchi e pregiudizi. Quando ho capito che la vita proposta in Comunità senza compromessi e nella verità era vita cristiana incarnata, ho iniziato a uscire dal labirinto tormentato di domande che mi facevo in continuazione, domande su di me, sugli altri, sulla vita: finalmente avevo trovato delle risposte concrete in una fede reale. Mi veniva chiesto di mettermi a servizio del prossimo, a me che sino ad allora avevo pensato che il tempo donato gratuitamente agli altri era tempo sprecato. Sono riuscito ad andare contro me stesso aiutato dall’ambiente intorno a me che, contrariamente alle logiche del mondo, mi ha fatto sperimentareche nel dono si vive bene!

Per la prima volta ho sentito parlare della Provvidenza, che per me era un concetto astratto, e ho vissuto tanti episodi dove la Provvidenza ha agito e operato anche nella mia vita. La conversione dei miei genitori ha trasformato la vita della mia famiglia: nonostante sia stato solo io ad entrare in Comunità, tuttavia i miei genitori hanno fatto un’esperienza e ne sono stati arricchiti; mia sorella, per seguirmi, ha fatto due brevi periodi di esperienza comunitaria e adesso sta per sposarsi cristianamente. Pure mio fratello, sposatosi l’anno scorso, ha fatto qualche passo nella fede e ne sono felice. Oggi so meglio chi sono, conosco i miei doni e i miei limiti; so che sto bene se vivo pulito, in grazia di Dio, e in questo la Comunità mi aiuta molto. Se mi stacco dalla ricerca di Dio e dalla preghiera, sono cosciente che rischio di perdermi di nuovo. Non mi sento ancora così maturo sia come persona che come cristiano; tante volte rifiuto di portare la croce e ho ancora paura della sofferenza, anche se qui ho imparato a darle un senso e ad offrirla. Mi rendo conto che devo irrobustirmi e consolidarmi nella scelta del bene, della verità, del servizio, e nella fede sento che questa oggi è la strada giusta per me, l’unica da seguire.

Ringrazio immensamente questo cammino per avermi aperto gli occhi, per la qualità della vita cristiana che ho ritrovato e perché sento che Dio vuole qualcosa di bello da me, che c’è un progetto di amore sulla mia vita: un passo dopo l’altro lo scoprirò anch’io, e questa certezza dà senso alle mie giornate. Grazie!