Marco


marco3Sono Marco, ho trentadue anni e vengo da un piccolo paese del Veneto. Circa quattro anni fa sono venuto a trascorrere la prima giornata di accoglienza a Saluzzo. A quel tempo ero disperato e capivo ben poco di ciò che stava succedendo nel mio cuore, ma ricordo con chiarezza la speranza che l’incontro con la Comunità aveva risvegliato dentro di me. Sono entrato per forze di causa maggiore, consapevole ormai d’essere ai ferri corti con la vita, in crisi con me stesso e allo sbando. Gli anni vissuti sino a quel momento sono stati “tormentati”. Da bambino ho sofferto a causa della mia particolare sensibilità, ereditata dalla mamma, che si accentuava in particolare per la prolungata assenza dei miei genitori e per i litigi familiari. Per esigenze di lavoro erano spesso fuori casa e, così, sono cresciuto con la nonna che, seppur fosse una buona persona, non colmava il mio bisogno di amore; ragionavo da bambino testardo e viziato.

Pian piano sono aumentati in me rabbia e ostilità verso i miei genitori, soprattutto nei confronti di mio papà che era un uomo severo ed esigente: senza volerlo schiacciava il mio piccolo mondo. La mamma cercava di rattoppare ma, come si suol dire, il “troppo stroppia”. Parlare liberamente ed esprimermi diventava per me sempre più difficile, in casa mi sentivo come bloccato ed incompreso. Per alcuni aspetti eravamo una famiglia “normale” e non posso negare di aver respirato

Anche in me sentivo crescere sfiducia, paura ed insicurezza, che sono emerse nell’ambito delle amicizie scolastiche. Con gli altri facevo il prepotente, mascherando le timidezze ed il vuoto che portavo dentro. Ho iniziato a chiudermi nella solitudine o nell’agitazione della compagnia, nel “branco”, dove ho conosciuto dapprima le droghe “leggere” e poi quelle “pesanti”. Tra amici solo si rideva e si scherzava, ovviamente perché inebriati, e pensavo di aver trovato in questo stordimento la pace e la serenità che sempre avevo cercato.
Continuando a crescere da solo mi sono trovato poi in “mare aperto”, a tratti in tempesta, a tratti in finta quiete, fino a quando all’orizzonte ho trovato una mano tesa verso di me: i colloqui della Comunità Cenacolo. Oggi so bene che questo incontro non è stato una coincidenza, ma semplicemente la risposta di Maria, di Dio, al grido disperato mio e della mia famiglia. Entrato nella fraternità di Envie, ho sentito da subito un terreno solido che mi aiutava a vivere nella verità anche le crisi, le difficoltà e i problemi quotidiani, e che mi insegnava a dare fiducia a “Lui” coinvolgendo tutta la mia vita nel bene. Ho costruitoamicizie che sono state come ponti per arrivare a incontrare Cristo, amicizie che custodisco tuttora nel cuore come regali “speciali” di Dio.

Mi sono sentito nuovamente voluto bene, cercato, accompagnato, contrastato, discusso, capito e preso sul serio. Grazie alla Misericordia di Dio che mi è venuta incontro,la vita mi ha donato una nuova possibilità e così ho iniziato a ricostruire tutto, anche la fede, ma questa volta nel modo giusto, non riducendola ad un dialogo privato con Gesù ma attraverso una comunità cristiana, la Chiesa, che si è fatta presente nei fratelli con i quali vivevo. Ho accolto con fiducia i servizi e le responsabilità che la Comunità mi ha chiesto di vivere, imparando che si può amare sul serio e non solo con i sentimenti, ma con tutto me stesso. Oggi, grazie alla Comunità, mi sento un uomo “ricco”. A casa ho una famiglia rinnovata e qui sento che sto ritrovando pienamente me stesso, scoprendo chi sono nella verità e nella pace. È senza dubbio una proposta straordinaria quella che sto vivendo: provare a mettere in pratica il Vangelo e scoprire che può veramente rendermi felice! Grazie!