Carmine


carmineSono Carmine e da un po’ di anni vivo in questa bella famiglia del Cenacolo. Con tanta gratitudine condivido quello che Gesù ha fatto nella mia vita e che ogni giorno continua a compiere; mi sento un miracolato perché grazie alla Comunità ho incontrato Gesù che mi ha ridonato la vita. Provengo da una famiglia cristiana, ricca di buoni valori.

Sono il quarto figlio, il più piccolo. I miei genitori hanno sempre fatto di tutto per non farci mancare nulla e per questo lavoravano tutti e due. Il tempo con noi era poco, così stavo con i miei fratelli più grandi e sentivo dentro di me la voglia di crescere in fretta. Ho iniziato, così, a fare i passi più lunghi del normale: ho lasciato la scuola a quattordici anni per imparare un mestiere ma soprattutto per essere indipendente; frequentavo ragazzi più grandi di me che sembravano felici, ma erano solo maschere. Ho conosciuto presto il mondo dell’alcool. Volevo essere alla pari degli altri per nascondere le mie povertà, ma tutto ciò non è bastato perché volevo sempre di più. A causa della mia vita disordinata e senza regole i rapporti in casa andavano sempre peggio, fino a quando ho conosciuto il mondo della droga. Da subito mi sono reso conto che ero entrato in un vortice di male che mi portava sempre più giù. Sentivo nel cuore che dovevo reagire e chiedere aiuto, ma non riuscivo a causa di mille paure che vivevo: non volevo deludere chi mi amava e tanto meno farmi vedere debole. I rapporti ormai erano logorati con tutti, con la famiglia e anche con la ragazza che da diverso tempo “stava” con me. Nella solitudine e nell’abbandono sono finito in carcere, ed è proprio lì che ho chiesto aiuto a Dio. Non credevo, non praticavo e non pregavo, ma Gesù mi stava aspettando. Mi ricorderò sempre quel momento in cui dal profondo della mia disperazione gridai a Gesù: “Se almeno tu non sei stanco di me, aiutami, liberami!”, e così è stato.

Ho sentito la pace nel cuore e che non dovevo preoccuparmi perché non ero solo. La risposta è arrivata presto: si sono mobilitate alcune persone per aiutarmi, tra cui degli assistenti sociali che mi hanno proposto un percorso al Sert. Ma la Madonna non voleva solo questo, la mia strada doveva arrivare a Gesù. Ero stanco delle “terapie” del Sert, quando un giorno di maggio un signore che aveva ascoltato un dialogo tra me e mio fratello mi fece la proposta: «Io conosco una  comunità cristiana». Essendo ateo gli risposi che non era per me, ma la mia famiglia ha preso il giornalino e così ci siamo recati in Comunità. Appena arrivati, ho percepito una pace interiore non normale: mi sono sentito come vivo. Mi toccò tanto l’accoglienza, gli occhi puliti, lo sguardo luminoso dei ragazzi; non credevo di poter diventare così anch’io un giorno. Ho avuto la conferma che non ero arrivato lì per caso ma guidato dalle preghiere di familiari e fratelli, quando a pranzo si è seduto accanto a me un giovane al quale non avevo dato importanza: ne è nato un bel dialogo in cui ci siamo accorti che venivamo dallo stesso paese, che eravamo amici e che avevamo vissuto insieme il calvario della droga. Non credevo ai miei occhi! Ero commosso e felice perché nel cuore ho sentito che c’era speranza anche per me. È stato per me un segno concreto, seguito poi da tanti altri, che mi ha ridonato la voglia e la speranza di vivere. Così, ho incominciato il cammino della luce: qui ho incontrato l’amicizia vera, la fede, la fiducia e la voglia di amare.

Quando per la prima volta mi hanno mostrato la cappella e ho visto la presenza di Gesù Eucaristia, mi sono subito ricordato di quello che gli avevo chiesto in carcere: dentro di me si è mosso qualcosa di profondo. Ho provato ancora a resistere un po’ al Signore, ma sapevo che ero a casa, che non ero più solo e che Gesù e la Madonna mi stavano aspettando in questa Comunità. Oggi ringrazio Dio con tutto il cuore perché la mia vita è cambiata. Sono un ragazzo felice e con tanta voglia di vivere; ho ritrovato i valori importanti della vita, in particolare la fede, l’amicizia, la verità, la sincerità, l’entusiasmo, l’amore e la fratellanza. Tante maschere di falsità che vivevo sono “cadute” nel percorso comunitario, mi sento più vero e più libero, e ho imparato ad affrontare le situazioni da cui scappavo sempre. Ringrazio in particolare per questo ultimo periodo in cui vivo in una fraternità “mista”, nella quale ci sono anche delle ragazze e delle famiglie con bambini: qui sto ricominciando a vivere in modo pulito e corretto il rapporto con il mondo femminile e, alla scuola esigente degli splendidi bambini presenti, imparo ad amare, soprattutto quando non ne avrei voglia.

Sono contento per la fiducia che la Comunità mi dona e sono felice anche di poter partecipare in questo periodo al recital “Il Figlio Prodigo”, nel quale la parte del figlio minore che rappresento mi ricorda il mio essere ritornato alla Misericordia di Dio Padre. È sempre commovente rivivere questo ritorno a casa. Grazie, Gesù, perché mi hai teso la mano, perché mi sono riconciliato con la mia famiglia, perché hai ascoltato la preghiera di mia madre. Grazie per la Comunità che mi mostra ogni giorno la via del bene e mi insegna ad amare. Grazie, Gesù, perché hai fatto di nostra Madre Elvira una tua “matita” per disegnare questa piccola ma grande opera; grazie per la vita ritrovata, per la speranza e la gioia che ho nel cuore. Ti prego che possa scegliere il dono della preghiera per tutta la mia vita, perché in questo cammino ho scoperto che solo chi sa stare in ginocchio davanti a Te, sa poi stare in piedi nella vita. Grazie, Signore Gesù!