Nicole

 

Ti basta la mia grazia, la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”

(2 Cor 12, 9).

Mi chiamo Nicole e vengo dall’Austria. I miei genitori mi hanno amata e mi hanno permesso di crescere in un ambiente sano.

Ho sviluppato fin da piccola una forte sensibilità e così non riuscivo a sopportare certe sofferenze e mancanze che vedevo nella mia famiglia; non chiedendo aiuto mi sono chiusa sempre di più in me stessa, credendo ferivo me stessa e gli altri. Ho provato a cambiare vita, ma non avendo né pazienza né misericordia con me stessa mi scoraggiavo velocemente e ricadevo ogni volta più in basso.

Mentre terminavo gli studi, ho cominciato a lavorare cercando di nascondere la mia autodistruzione agli altri per tanti anni, finché un giorno sono arrivata al limite: una mia amica si è accorta del mio stato d’animo, mi ha affrontato con verità e finalmente sono “scoppiata” e le ho condiviso i miei problemi gravi con la droga e con il cibo. Con i miei genitori erano solo litigi e mi sono così trasferita a casa della mia amica e della sua numerosa famiglia. Riconosco oggi che il Signore ha guidato il mio incontro con questa famiglia cristiana: loro pregavano tanto per me e vivevano la carità in modo semplice e povero. Ho cominciato a stare meglio: vederli così felici ha fatto nascere in me il desiderio di scoprire il loro “segreto”. Quando ho scoperto che era la fede in Dio a dare loro tutta quella gioia, ho iniziato ad accompagnarli in chiesa la domenica. Ho conosciuto pian piano quel Gesù Misericordioso che mi stava aspettando da sempre, e ho deciso di confessarmi per la prima volta seriamente in vita mia.

Dopo la confessione sentivo la grazia di una forza in più, ma la mia volontà nel bene era debole e sono ricaduta ancora tante volte nel male, in particolare nel problema alimentare. Dio, che mi aveva perdonato, voleva che mi rialzassi, ma io non riuscivo ancora ad accogliere una Misericordia così grande perché mi fissavo troppo su quello che non andava in me. Ho cominciato così la mia lotta per convertirmi. Esaurita e stanca di questa lotta, ho chiesto finalmente aiuto alla Comunità. Mi sentivo uno “straccio”: avevo perso la mia dignità e non avevo più voglia di vivere. Le ragazze che mi stavano vicino sono state un esempio di perseveranza e mi hanno ridato la speranza di potercela fare. Nel cammino ho toccato con mano la Misericordia di Dio ogni volta che le ragazze non si sono scandalizzate di me, ma sono andate oltre le mie povertà. Tutto questo amore è stato balsamo per le mie ferite. Oggi vivo nella fraternità di Cherasco e ho ricevuto il dono di servire dei bambini “speciali”.

Ogni volta che mi danno una carezza, mi sorridono o mi abbracciano, mi sento guardata e molto amata da Dio, e questa tenerezza scioglie tutta la durezza che ho ancora nel cuore. Quante volte i loro “limiti” nella salute mi fanno ricordare che io ho tutto, che sono sana e che posso fare tutto, apprezzando così sempre più la mia vita e i doni che Dio mi ha dato. Ho faticato all’inizio a “stare” con loro, a non avere più tempo per me stessa. Una risurrezione che sto vivendo oggi è quella di imparare ad accogliere gli imprevisti quotidiani, lasciando perdere i miei calcoli o programmi: con i bambini infatti niente va di quello che progetto io. Non voglio più fermarmi alle cadute e alle difficoltà, perché ci sono e ci saranno sempre. Ogni giorno cado e sbaglio ma sono stufa di piangermi addosso come ho sempre fatto: desidero, con la grazia di Dio, alzarmi e camminare per essere sempre più donna! Oggi sono fiera della mia mamma e del mio papà che mi hanno tanto amata e perdonata, e che hanno avuto una pazienza grandissimacon me!