Nikolina


Mi chiamo Nikolina e vengo dalla Bosnia. Sono nata in una famiglia cristiana dove la fede si viveva solo per tradizione. Mamma e papà si impegnavano a trasmettere a me e a mia sorella più grande i valori della vita. Però la guerra, la povertà e la lotta per la vita hanno lasciato le loro conseguenze. Il loro desiderio era quello di renderci felici e hanno pensato che la cosa giusta fosse quella di compensare le loro mancanze con le cose materiali. Io come persona ero molto sensibile e chiusa, mi vergognavo di tutto. Ero una di quelle bambine che a scuola tutti prendevano in giro. Già da piccola vivevo forte il senso di inferiorità, ma con l’adolescenza il problema è diventato sempre più grande, fino a quando alle scuole superiori per essere accettata ho iniziato a frequentare amici e posti sbagliati, dove ho avuto il primo contatto con la droga. Da quel momento pensavo di aver scoperto la vera libertà e di aver risolto tutti i miei problemi. Mi sentivo libera, aperta ed accettata dal gruppo. Però questa era solo un’illusione: sono diventata schiava del male, ho incominciato a mettermi mille “maschere”, ad essere falsa e a vivere una doppia vita. Tutto è diventato un incubo: ogni giorno mi svegliavo con il pensiero che volevo
morire. Per questo ero convinta che Dio mi avesse abbandonata e che il mio destino fosse quello di essere perennemente triste. Quando ho toccato il fondo, i miei genitori e mia sorella erano pronti ad aiutarmi. Grazie alla loro perseveranza e al loro amore sono entrata in Comunità. La prima cosa che mi ha toccato sono stati gli occhi luminosi delle ragazze ed il loro sorriso. Ho pensato: “Anch’io un giorno voglio essere così!”. All’inizio era molto difficile cambiare le abitudini, imparare ad ubbidire, avere fiducia nella Comunità e nelle sorelle. Mi sono accorta che ero una ragazza maleducata: non sapevo dire “grazie”, non sapevo pulire, non sapevo farmi il letto, non sapevo essere vera, e c’erano tante cose da imparare. Posso solo ringraziare il mio “angelo custode”, la ragazza che mi è stata accanto all’inizio, per la pazienza avuta con me. Ho sperimentato l’amore concreto e gratuito delle sorelle che, con gesti semplici e silenziosi, mi hanno dimostrato cosa vuol dire amare nella quotidianità, senza tante parole, e questo ha iniziato a cambiare il mio cuore. Sentivo che ero nel posto giusto. La Comunità è diventata per me come una madre e un padre che mi hanno educato e hanno creduto in me. Adesso sono in cammino per diventare una donna che sa amare, che sa servire. Un grande dono che ho ricevuto è quello di stare con i bambini; questo mi ha messo
tante volte alla prova facendomi crescere nella pazienza e nella semplicità, aiutandomi ad amare senza i limiti che sempre mi davo. Ho capito
che i bambini vedono il nostro stato d’animo, che per stare bene con loro dobbiamo stare bene dentro. Ringrazio Madre Elvira perché è una madre esigente che mi ha chiesto tutto, senza fermarsi davanti ai miei limiti. Ringrazio i sacerdoti e le sorelle che mi sono state vicine nel cammino, perché mi hanno insegnato a mettermi in ginocchio e a costruire una vera amicizia con Gesù. Da quel momento mi sono sentita figlia amata da Dio e oggi sono innamorata, innamorata della mia vita! Sono felice e con tanta gioia posso dire: “Grazie, Signore Gesù, perché attraverso la croce della droga ho incontrato nella Comunità persone che mi hanno amata e mi hanno educata!Mi chiamo Nikolina e vengo dalla Bosnia. Sono nata in una famiglia cristiana dove la fede si viveva solo per tradizione. Mamma e papà si impegnavano a trasmettere a me e a mia sorella più grande i valori della vita. Però la guerra, la povertà e la lotta per la vita hanno lasciato le loro conseguenze. Il loro desiderio era quello di renderci felici e hanno pensato che la cosa giusta fosse quella di compensare le loro mancanze con le cose materiali. Io come persona ero molto sensibile e chiusa, mi vergognavo di tutto. Ero una di quelle bambine che a scuola tutti prendevano in giro. Già da piccola vivevo forte il senso di inferiorità, ma con l’adolescenza il problema è diventato sempre
più grande, fino a quando alle scuole superiori per essere accettata ho iniziato a frequentare amici e posti sbagliati, dove ho avuto il primo contatto con la droga. Da quel momento pensavo di aver scoperto la vera libertà e di aver risolto tutti i miei problemi. Mi sentivo libera, aperta ed accettata dal gruppo. Però questa era solo un’illusione: sono diventata schiava del male, ho incominciato a mettermi mille “maschere”, ad essere falsa e a vivere una doppia vita. Tutto è diventato un incubo: ogni giorno mi svegliavo con il pensiero che volevo morire. Per questo ero convinta che Dio mi avesse abbandonata e che il mio destino fosse quello di essere perennemente triste. Quando ho toccato il fondo, i miei genitori e mia sorella erano pronti ad aiutarmi. Grazie alla loro perseveranza e al loro amore sono entrata in Comunità. La prima cosa che mi ha toccato sono stati gli occhi luminosi delle ragazze ed il loro sorriso. Ho pensato: “Anch’io un giorno voglio essere così!”. All’inizio era molto difficile cambiare le abitudini, imparare ad ubbidire, avere fiducia nella Comunità e nelle sorelle. Mi sono accorta che ero una ragazza maleducata: non sapevo dire “grazie”, non sapevo pulire, non sapevo farmi il letto, non sapevo essere vera, e c’erano tante cose da imparare. Posso solo ringraziare il mio “angelo custode”, la ragazza che mi è stata accanto all’inizio, per la pazienza avuta con me. Ho sperimentato l’amore concreto e gratuito delle sorelle che, con gesti semplici e silenziosi, mi hanno dimostrato cosa vuol dire amare nella quotidianità, senza tante parole, e questo ha iniziato a cambiare il mio cuore. Sentivo che ero nel posto giusto. La Comunità è diventata per me come una madre e un padre che mi hanno educato e hanno creduto in me. Adesso sono in cammino per diventare una donna che sa amare, che sa servire. Un grande dono che ho ricevuto è quello di stare con i bambini; questo mi ha messo tante volte alla prova facendomi crescere nella pazienza e nella semplicità, aiutandomi ad amare senza i limiti che sempre mi davo. Ho capito che i bambini vedono il nostro stato d’animo, che per stare bene con loro dobbiamo stare bene dentro. Ringrazio Madre Elvira perché è una madre esigente che mi ha chiesto tutto, senza fermarsi davanti ai miei limiti. Ringrazio i sacerdoti e le sorelle che mi sono state vicine nel cammino, perché mi hanno insegnato a mettermi in ginocchio e a costruire una vera amicizia con Gesù. Da quel momento mi sono
sentita figlia amata da Dio e oggi sono innamorata, innamorata della mia vita! Sono felice e con tanta gioia posso dire: “Grazie, Signore Gesù, perché attraverso la croce della droga ho incontrato nella Comunità persone che mi hanno amata e mi hanno educata!